Zero gol, mille rimpianti: il Pescara domina, ma manca il colpo K.O.

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La trasferta di Bolzano doveva essere il manifesto della rinascita, l’urlo di chi non vuole smettere di credere in una salvezza che, fino a un mese fa, sembrava un’utopia. Invece, lo 0-0 contro il Sudtirol ci lascia in dote un punto che muove la classifica, sì, ma che pesa come un macigno per quello che poteva essere e non è stato. Soprattutto perché, a spingere il pallone in rete, stavolta mancava il “dodicesimo uomo”.
Sul piano del gioco, il Pescara di Gorgone ha mostrato una maturità tattica superiore. Schierato con un 4-3-2-1 dinamico, il Delfino ha preso in mano le redini del centrocampo grazie alla qualità di un reparto “extra lusso”: Brugman in cabina di regia, scortato dal dinamismo di Berardi e dalla fisicità di Valzania. Il Sudtirol di Castori ha risposto con il solito 3-5-2 granitico, puntando sulla solidità difensiva e sulle ripartenze di Casiraghi e Verdi.
La partita è girata drasticamente nella ripresa quando il capitano dei padroni di casa, Tait, ha rimediato un cartellino rosso lasciando i suoi in dieci. Da lì è stato un monologo biancazzurro: Gorgone ha inserito forze fresche per scardinare il muro bolzanino, ma la manovra è rimasta sterile negli ultimi sedici metri. L’occasione della vita è capitata sui piedi di Antonio Di Nardo: un pallone che gridava “gol”, un rigore in movimento che il bomber ha sciupato calciando fuori a porta praticamente sguarnita. Un errore che scotta, una palla che solitamente lui deposita in rete con la naturalezza di chi beve un caffè al bar.
Ma il vero dato che emerge, al di là della cronaca sportiva, è il deserto che circonda questa squadra. La notizia del divieto di trasferta per i tifosi del Pescara fino al termine della stagione, come riportato dalle ultime disposizioni, è una ferita aperta nel tessuto sociale della città.
Pescara è una piazza che vive di osmosi tra campo e spalti. Privare i tifosi del diritto di seguire i colori biancazzurri non è solo un provvedimento disciplinare, è una sottrazione di identità. È l’assenza di quel “ruggito” che, forse, avrebbe dato a Di Nardo la cattiveria necessaria per spaccare la porta al 90′. Giocare queste “finali” senza il supporto della “Nord” è un handicap che pesa più di un infortunio muscolare.
Mister Gorgone è stato chiaro nel post-partita: “Abbiamo dominato, ma se non la butti dentro non serve a nulla”. Il prossimo appuntamento di mercoledì all’Adriatico contro l’Entella non sarà una partita: sarà una prova di resistenza psicologica. Perché in Serie B la grazia non è contemplata: serve la fame, quella vera, quella di chi sa che non può più sbagliare.
Diego Schiazza