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      “Prof, che ore sono”?

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      di Vincenzo Brancatisano (*)

      Ma che bello! Incredibile. Straordinario, proprio. Gli studenti parlano. Si parlano, addirittura si toccano. Di più: fanno nuove conoscenze, chiedono come stai? a chi conoscevano già, e da dove vieni? al nuovo compagno appena inserito in classe. “Hai visto, frà? Lei si chiama Benedetta e viene dal tuo quartiere, la conoscevi?”.

      Ma prooof, “che ore sono, me lo può dire lei?” Certo, sono le 11. Ancora dieci minuti e poi ripartiamo con il diritto internazionale, o con quel che ne resta. Primo giorno di proibizionismo. Hanno resistito già tre ore. Dalle 8 alle 11. E si apprestano a resistere fino alle ore 14. Senza potere scrollare lo schermo. 

      Chi l’avrebbe detto? Qualcuno aveva previsto reazioni scomposte causate da dipendenza digitale, sulla quale è calata la scure del ministro dell’Istruzione, che ne ha proibito l’uso a scuola, ricreazione compresa.

      E invece? E invece vedo questi ragazzi – che per la prima volta nella loro vita si sono trovati di fronte a un perentorio e molto concreto “No, il cellulare ora si mette via” – reagire in maniera non solo responsabile, ma mostrando addirittura una malcelata gratitudine verso gli adulti di riferimento. Grazie per averci aiutati a tornare a una vita sociale che forse assaporiamo per la prima volta, sembrano dire.

      Loro, che – nati con il telefonino incorporato, cresciuti già in culla con l’abitudine di scrollare a turno i dispositivi di mamma e papà in attesa dell’I-phone tutto mio – forse non avevano mai trascorso tanti minuti tutti assieme e addirittura tante ore consecutive alle prese con l’obbligo di stare. Stare attentidurante la lezione. Stare insieme, durante l’intervallo. Stare pronti per cogliere le opportunità offerte minuto per minuto dalla vita reale di relazione.

      La ratio della Circolare del ministro – se si riflette – va oltre la necessità di costringere gli studenti a seguire senza distrazioni le lezioni, dacché essa proibisce l’uso del telefono anche durante la ricreazione. Per la verità più volte in passato più di uno studente aveva cercato di convincere l’insegnante a non consentire l’uso dello smartphone in classe. Loro non sono stupidi, come invece spesso vengono descritti da una narrazione strabica e distratta, sanno di aver bisogno dei necessari no che fanno crescere, che talvolta non hanno ricevuto. Ora tocca a noi dire grazie a questi studenti che hanno colto al volo l’opportunità fornita da un divieto anche se due o tre interrogativi ci assillano

      Il primo è per l’orario. Ora che non possono controllare il cellulare e non possedendo un orologio come faranno se non disturbando in continuazione il docente? Proooof, che ore sono?

      Il secondo è per le mamme, rassegnate a non messaggiare più con i figli in classe.

      Il terzo è per quegli alunni che usavano il cellulare per motivi commerciali, dalla vendita di abbigliamento usato all’acquisto dei resi imperdibili di Amazon, alla compravendita di criptovalute. Occorrerebbe forse prevedere degli interventi di sostegno al reddito per questi imprenditori in erba.

      (*) Fonte Orizzonte Suola

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