La biologia ci dice che sopravvivono gli organismi che hanno capacità di adattamento. Probabilmente capacità di adattamento è la miglior definizione dell’intelligenza. Eppure esiste in natura, all’interno del genere umano una categoria che ha attraversato senza essere minimamente scalfita ogni rivoluzione culturale, mediatica di questi ultimi decenni: il cretino.
Sciascia molti anni fa delineò il cretino mimetizzato nel discorso intelligente. Un cretino dotato di tali capacità mimetiche da essere scambiato per un uomo intelligente. Quelli però erano altri tempi, l’intelligenza artificiale era lontanissima dall’essere concepita, nulla lasciava presagire la mutazione di una specie che lo scrittore siciliano considerava numerosa e destinata a prosperare.
Osservo da qualche tempo, da quando l’uso dell’intelligenza artificiale è divenuto capillare, che qualcosa è cambiato nelle consuetudini digitali. Mi riferisco a quel particolare strumento di comunicazione che è il reel. Si tratta di un vero e proprio habitat, fatto di poche decine di secondi di verità altrui: contenuti preconfezionati in cui riconoscersi e da condividere. Una costruzione identitaria che offre un proprio pensiero già pronto, definitivo. Un meccanismo che ha una storia antica, quella delle opinioni probabili, della verità comoda che dispensa dalla fatica del ragionamento.
Poi è arrivata l’intelligenza artificiale, e il cretino ha smesso di condividere pensieri altrui ed è diventato paroliere di sé stesso.
Un formidabile strumento, direi meritorio: risponde, non contraddice, elabora in forma presentabile qualunque cosa gli venga chiesta, e soprattutto offre una conferma acchittata di ciò che si pensava già.
Il reel, insomma, era solo un prologo.
Stiamo assistendo a qualcosa di inimmaginabile: davanti ai nostri occhi si sta consumando la mutazione genetica della specie del cretino, da gregario, confortato dalla condivisione, al cretino elitario, convinto di ragionare in solitudine. Al cretino che diventa individualista. Che si emancipa, che lascia alle spalle ogni condivisione, che corona la sua pulsione all’ascetismo per dare corpo a quello che è il più autentico tra i cretini. Quello che si sente solitario.
L’unica specie che non si adatta perché ha deciso che è la biologia a doversi adattare.
Andrea Granata
