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      HomeAttualitàDove sta andando Riccardo Magi?

      Dove sta andando Riccardo Magi?

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      Il posizionamento di quel che resta del mondo radicale che fu a proposito dell’imminente referendum costituzionale sulla separazione delle carriere, non desta alcuna sorpresa, se è vero come è vero che la battaglia per tenere distinti giudicanti ed inquirenti è stata una della tante portate avanti da Marco Pannella & Co., quantomeno negli ultimi quarant’anni, a partire dal Caso Tortora in avanti.

      Tuttavia, almeno a parer nostro, non vi sarebbe stato nulla di eclatante nell’apprendere dell’inversione di rotta – su questo tema – da parte di un esponente pannelliano che ci avesse spiegato, sotto il profilo politico e giuridico, le motivazioni alla base della svolta.

      E questo nella convinzione che, al di là di facili ironie, il cambiare opinione sia piuttosto sintomo di capacità di autocritica che non di puro (e a volte nemmeno tanto puro) trasformismo.

      Ma quello che sta accadendo in +Europa – piccolo partito in cui sono confluiti diversi ex radicali, prima tra tutte Emma Bonino, ed a cui spesso ci dedichiamo, non foss’altro per la trascorsa militanza nel partito della rosa nel pugno – ha davvero dell’incredibile.

      Se da un lato, infatti, proprio in linea con la sua vocazione liberale e radicale, l’Assemblea di +E ha deliberato la propria presa di posizione per il SI al Referendum, dall’altro il segretario del Partito, Riccardo Magi, ha fatto sparire il tema (e sé stesso) dal dibattito.

      Ne dà conto Valerio Federico – già tesoriere di +Europa e capolista del gruppo di opposizione interna Millennium – che ha denunciato pubblicamente «la certificazione del tradimento» della volontà espressa dall’Assemblea del partito, vista l’assenza di Riccardo Magi alla conferenza stampa di presentazione dell’Intergruppo parlamentare per il SI svoltasi ieri nella Sala Stampa della Camera.

      E la rottura – definita da Federico «insanabile» all’interno del Partito degli orfani di Pannella – è apparsa ancor più evidente vista la presenza, invece, dell’altro parlamentare di +Europa, Benedetto Della Vedova, alla conferenza di ieri.

      L’ex tesoriere di +Europa ha ricordato anche come, negli ottantasette giorni di campagna referendaria, +Europa non abbia organizzato un solo evento pubblico a sostegno del SI, evidenziando anche la presa di posizione della vicesegretaria nominata da Magi, che si è espressa pubblicamente per il NO e l’assenza di contenuti sul tema nei canali ufficiali di +E.

      Come se non bastasse, Federico ha criticato la scelta del segretario di stipulare un recente accordo con il Partito Socialista «escludendo gli organi eletti» di +Europa. Un insieme di decisioni che, secondo l’esponente di +E, avrebbe portato alla «maturazione di una guida proprietaria del Partito».

      Beghe interne, si dirà, peraltro in un partito in cui saltano i tappi delle bottiglie quando i sondaggi arrivano al 2%.

      Ma la ragione di tanto interesse, come detto, è in quel legame che, anche quando decidi di non occuparti più di politica, inevitabilmente resta vivo nei confronti di coloro con cui hai condiviso battaglie, speranze, sforzi, risorse (per le ideologie citofonare comunisti).

      E onestamente la vicenda che si sta vivendo in +Europa è surreale.

      Marco Pannella diceva “Il peggiore dei nostri è il migliore dei loro”. E Riccardo Magi non era solo uno dei nostri, era il segretario: per la precisione segretario di Radicali Italiani per tre anni, tra il 2015 e il 2018.

      Siamo sicuri che se il peggiore dei nostri avesse dichiarato, come ha fatto Magi il 10 gennaio, che “La separazione delle carriere è una riforma giusta e condivisibile e come +Europa pensiamo che sia da confermare al referendum nonostante le non poche incognite di carattere tecnico-giuridico sulle sue concrete applicazioni e quelle ancora maggiori di carattere politico” avrebbe spiegato nel dettaglio quali fossero le non poche incognite sul piano tecnico giuridico.

      Come siamo certi che anche il peggiore dei nostri, quand’anche la decisione dell’Assemblea non lo avesse trovato pienamente d’accordo, non avrebbe esitato un attimo a far sì che il partito gli desse seguito.

      A questo punto, più che una divergenza politica, sembra di assistere a una progressiva deriva di collocazione, difficile da spiegare a chi ha condiviso con Magi anni di battaglie radicali. E così torna alla mente quando, sarà una coincidenza, la prima iniziativa politica che Magi tentò da segretario appena eletto di Radicali Italiani fu proprio la candidatura alle primarie del Partito Democratico, immediatamente rientrata per i ruggiti di Emma Bonino che ne seguirono immediatamente.

      Un episodio che forse spiega la distanza crescente tra la linea votata dall’Assemblea di +Europa e le scelte del suo segretario. Una distanza che non è più solo politica, ma identitaria: perché se c’è una cosa che il mondo radicale ha sempre rifiutato, è l’idea che la guida di un partito possa essere percepita come orientata altrove rispetto al mandato ricevuto.

      E allora, più che chiedersi dove stia andando +Europa, la domanda diventa un’altra: dove sta andando Riccardo Magi?
      Alessio Di Carlo

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