
Di Flavio Di Muzio
– Se c’è un luogo in cui il vino smette di essere racconto e torna materia viva, quel luogo è Vinitaly.
E nel 2026, dal 12 al 15 aprile, a Verona, l’appuntamento si rinnova con la stessa promessa di sempre: mettere intorno a un tavolo chi produce, chi racconta e chi sceglie il vino ogni giorno.
Vinitaly non è una fiera nel senso classico del termine. È un termometro. Misura lo stato di salute del vino italiano, intercetta le tendenze internazionali, fotografa i cambiamenti di gusto e di mercato. Ed è proprio per questo che, anno dopo anno, resta un passaggio obbligato per cantine, operatori, buyer e comunicatori del settore.
Non solo degustazioni
A Vinitaly 2026 il calice è solo l’inizio.
Masterclass, incontri B2B, presentazioni di nuove annate, focus sui mercati esteri, sostenibilità e innovazione: tutto converge in un unico spazio dove il vino viene analizzato, discusso e – soprattutto – capito.
Qui non si viene solo per assaggiare, ma per posizionarsi.
Capire dove sta andando il settore.
Ascoltare chi produce, chi esporta, chi racconta.
Verona, cornice naturale
Che sia Verona a ospitare Vinitaly non è un dettaglio logistico. È una dichiarazione d’intenti. Una città che vive di cultura, di storia e di accoglienza diventa, per qualche giorno, la capitale mondiale del vino. Le fiere di giorno, le osterie e i palazzi storici la sera: Vinitaly è anche questo equilibrio perfetto tra lavoro e piacere.
Perché esserci nel 2026
Perché Vinitaly non è mai uguale a se stesso.
Cambia il contesto, cambiano i mercati, cambiano le storie dietro le bottiglie. Ma resta una certezza: chi lavora seriamente nel vino, a Vinitaly ci passa.
Vinitaly Verona 2026 non è un evento da raccontare dopo.
È un evento da vivere mentre accade.
E, come sempre, il vino farà il resto.