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      HomeAttualitàCARLO CALENDA, INVIATO ALL'AVANA PER CONTO DEL PD

      CARLO CALENDA, INVIATO ALL’AVANA PER CONTO DEL PD

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      di PdG

      Ripercorrere le gesta di Calenda negli ultimi due anni potrebbe rivelarsi assai interessante, soprattutto se si prova a ipotizzare una chiave di interpretazione particolare: l’ipotesi che egli non sia stato e non sia un sincero terzaforzista, ma una sorta di Agente all’Avana del PD; una specie di emissario incaricato di ricondurre i fuoriusciti dall’area di centrosinistra e, in caso di insuccesso, di contribuire a rovinare la carriera e la reputazione politica dei reprobi.
      Nel caso particolare di Renzi in persona, poi, il piano di distruzione sembra essere sempre stato quello principale.
      Ripartiamo dunque dal 2022 e dalle elezioni politiche.

      Prima delle elezioni, c’erano due forze che rischiavano di distinguersi in qualche misura dal PD: Più Europa di Bonino, all’interno della coalizione, e Italia Viva di Matteo Renzi, all’esterno.
      Calenda li clona politicamente creando Azione. Questo processo di clonazione parte per tempo, con la fuoriuscita fittizia dal PD da parte del Nostro.
      In prima istanza Azione stringe un accordo elettorale con Bonino, per avere l’esonero dalla raccolta delle firme di presentazione, promettendo di portare in cambio a Piu Europa un contributo in termini di consenso per garantire il superamento della soglia di sbarramento del 3%.

      La proposta viene accolta e ottiene anche l’effetto non secondario di tenere la leader radicale lontana dalla tentazione – in quel momento invero remota, per via di pregressi dissapori tra Renzi e Bonino – di stringere un accordo con Italia Viva.

      Una volta arrivati in zona cesarini, quando ormai Bonino è fuori tempo massimo per esplorare nuove strategie, Calenda che fa? La pianta in asso, lasciandola senza alternative praticabili e va a riacciuffare Renzi.


      In questo modo il leader di Azione ottiene almeno tre risultati con una sola mossa: in primis riduce per Più Europa la probabilità di superare la soglia di sbarramento, cosa che in effetti in seguito non accadrà. In secondo luogo, i voti raccolti da Più Europa finiscono in larga misura nel forziere del PD (grazie al meccanismo di redistribuzione dei voti previsto dalla legge elettorale) per il fatto di essere nella stessa coalizione e contribuiscono all’elezione di un certo numero di ulteriori parlamentari dem.

      Terzo effetto, il leader di Azione, scongiura l’improbabile ma non impossibile, superamento in solitaria della soglia di sbarramento da parte di Italia Viva, con il rischio che all’ex Sindaco di Firenze ed ex Presidente del Consiglio riuscisse il colpaccio di far nascere una piccola ma vivace realtà liberal democratica esterna al duopolio tradizionale e innescare un circolo (almeno per chi scrive) virtuoso.

      Dunque, i due si mettono insieme e Renzi accetta, non perché non capisca questo gioco, ma perché in quel momento prevale il primum vivere e il senso di responsabilità nei confronti dei compagni che hanno lasciato la collocazione sicura nel PD e lo hanno seguito nell’impresa.
      E comunque Renzi prova a giocarsela e prevalere navigando a vista.
      L’anno successivo, dopo aver aver messo in piedi i gruppi parlamentari, Calenda si fa inspiegabilmente “esplodere” e rompe il cosiddetto Terzo Polo senza motivi apparenti e con argomentazioni piuttosto poco convincenti se non addirittura pretestuose.
      Intanto riesce a riportare con sé alcuni pentiti, come Bonetti e Rosato.
      Arriviamo ai giorni nostri: con l’ultima tornata europea, abbiamo assistito all’ennesima, efficace, azione (Azione) di demolizione.
      Sia Calenda, sia la lista SUE (Renzi e Bonino) non superano il 4% necessario per portare eletti al Parlamento Europeo.
      La credibilità del leader di Azione è ormai ai minimi termini, ma la sua missione, così come ipotizzata, è compiuta.

      Ora la palla dovrà passare a qualcun altro e questo qualcun altro dovrà raccogliere il compito di impedire la vita al di fuori dei due poli. Si parla addirittura di una possibile rifondazione della Margherita.
      La sensazione è che le buone idee scarseggino ma che l’obiettivo sia sempre lo stesso e sia anche più che comprensibile: conquistare il consenso del maggior numero possibile di elettori moderati e portarli in dote alla coalizione di centrosinistra.
      L’ultima missione di Calenda è quella di trascinare anche Renzi al suo stesso livello di bassa credibilità come leader di una forza autonoma e liberaldemocratica e lo fa cercando di associarlo a sé stesso nella responsabilità di quanto accaduto.
      La solita vecchia, cara arte di buttarla in caciara o piuttosto la tecnica attribuita niente po’ po’ di meno che a Joseph Goebbels: “Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità”?

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