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      C’è un legame tra la frequenza degli incubi e l’invecchiamento precoce

      Pubblicato

      di Elisabetta Intini (*)

      Incubi a cadenza settimanale sono collegati a un più rapido processo di invecchiamento ad ogni età, e a un rischio più elevato di morte prematura
      Il conto che presentano gli incubi notturni potrebbe essere molto più salato di un semplice risveglio di soprassalto. Avere incubi a cadenza settimanale sembrerebbe infatti essere collegato a un rischio aumentato di invecchiamento precoce e persino di morte prematura. È quanto suggerisce uno studio dell’Imperial College London in collaborazione con lo UK Dementia Research Institute presentato il 23 giugno al congresso annuale dell’European Academy of Neurology.

      Incubi e mortalità precoce
      Gli scienziati hanno analizzato i dati di 183.000 persone tra i 26 e gli 86 anni che avevano preso parte a ricerche precedenti. All’inizio degli studi, i volontari avevano dovuto riferire quanto spesso avessero incubi, e poi erano stati seguiti per un periodo di tempo compreso tra un anno e mezzo e 19 anni. Coloro che avevano raccontato di essere assaliti dagli incubi su base settimanale hanno mostrato un rischio triplicato di morte prematura (prima dei 70 anni) rispetto a chi non aveva riferito brutti sogni notturni.

      L’associazione è parsa così evidente, che la presenza di incubi è risultata un predittore più forte di morte prematura rispetto all’abitudine al fumo, all’obesità, a una cattiva alimentazione e alla mancanza di attività fisica.

      Notti insonni e invecchiamento biologico
      Gli autori dello studio hanno poi misurato l’invecchiamento biologico attraverso la lunghezza dei telomeri, piccoli segmenti ripetuti di DNA che chiudono la parte finale della doppia elica, impedendole di sfibrarsi e danneggiarsi. Queste strutture si accorciano ogni volta che una cellula si duplica, e sono spesso considerate un orologio molecolare che indica quanto velocemente le cellule di un organismo invecchiano.

      Per questa parte dello studio sono stati reclutati anche 2.429 bambini tra gli 8 e i 10 anni, la cui frequenza di incubi è stata riferita dai genitori. Il team ha infine valutato l’invecchiamento biologico degli adulti studiando gli orologi epigenetici, cioè particolari modifiche che avvengono nei geni e che non intaccano la sequenza del DNA.

      L’elevata frequenza di incubi è stata collegata a un invecchiamento accelerato a ogni età, a prescindere da sesso ed etnia, e persino nei bambini. Tra gli adulti, l’invecchiamento biologico accelerato è risultato responsabile del 40% circa dell’aumento del rischio di mortalità rilevato nella parte di studio precedente.

      Le ragioni del legame
      Anche se si tratta di una semplice associazione e non è dimostrabile un legame di causa effetto, la frequenza di incubi potrebbe essere collegata all’invecchiamento precoce perché impedisce un sano riposo notturno e interferisce con le funzioni ristoratrici del sonno per l’organismo (per esempio, con la funzione di riparazione cellulare).

      Inoltre, gli incubi possono elevare per periodi di tempo prolungati il cortisolo, un ormone che accelera l’invecchiamento cellulare.

      Allo stesso tempo, incubi più frequenti possono essere associati a un’ampia gamma di condizioni mediche e patologie caratteristiche dell’età che avanza, e questo legame potrebbe aver influito sui risultati.

      (*) Fonte Focus

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