di Francesca Di Giuseppe
Nuovo libro in arrivo per Lucia Di Folca, una giovane scrittrice emergente della casa editrice Masciulli Edizioni; dopo l’autobiografia dal titolo Nella tasca destra in alto, l’autunno porterà novità editoriali.
Nell’attesa l’abbiamo intervistata per farci raccontare della sua autobiografia nella quale ha voluto raccontare la sua storia per dare un messaggio di speranza ai ragazzi che ricevono pura cattiveria nelle scuole (o in generale), a chi vive il dramma di uno o più lutti ed alcuni consigli su come ci si può rialzare attraverso il rispetto e l’amore di alcune persone care.
Perché l’idea di scrivere un libro?
“Per il desiderio di aiutare altri giovani che, come me, sono stati vittime di bullismo e si sono abbattuti vedendo ed avendo altri problemi. Quando vieni bullizzato perdi la tua lucidità e la tua identità. Sembra quasi che non vali più nulla e tutto ciò in cui credi all’improvviso sprofonda; tutto si è svolto nel giro di pochi anni, in età tardo-adolescenziale, proprio nel periodo in cui avrei dovuto, invece, costruire e rafforzare la mia personalità”.
“Nella tasca destra in alto”, perché questo titolo?
“Ho scelto questo titolo perché qualche anno fa ascoltai uno stacco musicale in tv della canzone A parte te di Ermal Meta. Mi colpì molto la frase del ritornello ‘sempre sarai nella tasca destra in alto […] in un sorriso inaspettato’. Pensai: come mai ‘la tasca destra in alto’? Successivamente sentii un’intervista di Meta dove diceva che, quando ci si abbraccia, il cuore dell’altra persona è in corrispondenza con la parte destra del nostro petto. Sappiamo tutti che il cuore è posizionato al centro con la punta rivolta verso sinistra. Nelle vecchie maglie o camice c’era sempre un taschino nel lato superiore-destro. È come se il cuore di quella persona a noi cara lo portassimo con noi in ogni cosa che facciamo. Quella persona può essere chiunque: un parente o un amico che o non c’è più, o che si trova lontano da noi geograficamente… oppure una persona amata con il quale abbiamo discusso e abbiamo paura ad ammettere il nostro affetto nei suoi confronti. Quella tasca è come se fosse una porta del nostro cuore dove portiamo e facciamo entrare i nostri cari, sempre custoditi nella nostra anima”.
Cosa ti senti di dire a tutte le ragazze e i ragazzi vittime di bullismo?
“Dico e consiglio di avere la forza e la determinazione di non trattenersi tutto dentro, ma di sfogarsi con qualcuno chiedendo comprensione e sostegno. I problemi diventano sempre più grandi e invadenti se ce li teniamo per noi. Ogni tanto dobbiamo farci aiutare, soprattutto moralmente. Di solito le persone non esprimono tutto ciò che sentono nell’anima perché hanno paura della cattiveria o della ritorsione altrui. Assurdo. Eppure è così per tutti ma bisogna trovare uno slancio per essere ‘l’eccezione alla regola’. Chiedere aiuto è la soluzione a questi ostacoli. Mi rivolgo alle istituzioni religiose, politiche e sociali, specialmente agli insegnanti ed ai genitori. Le persone più deboli non vanno abbandonate ma vanno sorrette e incoraggiate ancor di più in modo da farle emergere dalle loro difficoltà. Rispettiamoci tra di noi, per essere salvi, per essere liberi”.
Sappiamo che stai lavorando a un nuovo libro, qualche anticipazione?
“Sì, uscirà dopo l’estate. Dopo l’autobiografia, il nuovo libro è una biografia. Credo molto in questo progetto e spero possa andare bene. Do un indizio: in queste settimane la tv sta dando un…loro spettacolo!”.
LUCIA DI FOLCA
Residente a Lettomanoppello, dopo aver concluso gli studi in assistenza odontoiatrica presso l’Università “G. D’Annunzio” di Chieti-Pescara, attualmente sta studiando Teologia Spirituale presso l’istituto Teresianum di Roma.
Di Folca spiega di aver iniziato quasi per gioco la stesura del suo libro autobiografico, dedicando un po’ di tempo a sé stessa, dopo un lungo periodo travagliato della sua vita.
Nonostante la giovane età la scrittrice ha vissuto momenti molto tristi che le avevano tolto la gioia di vivere. È riuscita a rialzarsi grazie alla fede, alla musica ed allo sport, traendo forza soprattutto dai bambini malati.