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      Dal cilindro del Tour esce un topolino di nome Turgis

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      di Davide Pitocco

      Quando arriva il giorno delle strade bianche a Troyes per 199 km, non si può non pensare che oggi si saranno in hotel delle docce molto lunghe per grattarsi via tutta quella polvere che si è alzata e depositata addosso ad ogni corridore. Tutti che si guardano, che si controllano, a stento ci si riconosce, con l’incognita della foratura, del guasto meccanico dietro ogni centimetro di strada percorsa, anatema indicibile per tutti, ma soprattutto per gli uomini di classifica: questi sono i dieci settori di queste tappa che ha il sapore di altri tempi, di qualcosa di eroico dove ognuno vorrebbe prevalere.

      Dopo una serie di tentativi, va via una fuga con uomini interessanti: Lazkano, Aranburu, Lutsenko, Pidcock, Stuyven, Vermeersch, Powless, Healy, Turgis, Reinders, Van Gils, Romo, Zingle e Derek Gee.

      In gruppo, sulla prima salita in sterrato, la Visma fa schizzare l’andatura.

      Pogacar ed Evenepoel restano nel drappello di testa, al pari di un ottimo Ciccone e di Moscon in appoggio a Remco; Roglic invece si fa trovare troppo indietro ed è costretto ad inseguire.

      Nel gruppo dello sloveno rimangono anche Ayuso, Van Aert ed il campione italiano Bettiol. Su un tratto piano di sterrato Vingegaard fora ed è costretto a cambiare la bicicletta durante il forcing della UAE; Tratnik gli dà la sua e il danese rientra.

      A 90 dall’arrivo Pogacar abbozza un allungo in discesa; si accodano Evenepoel e Jorgenson.

      In 500 metri il gruppo torna sotto.

      In questo frangente la fuga ha 1 minuto di vantaggio sul gruppo.

      Mancano all’appello nel gruppo dei big Simon Yates e Carapaz, sprofondati indietro di minuti ed ormai fuori classifica.

      Ai – 80 dall’arrivo, su un altro settore, è Van Aert ad alzare i giri del motore e decretare di nuovo la selezione.

      Ai -78 Evenepoel, in cima al tratto, ora in asfalto, si produce in una cannonata.

      Pogacar e Vingegaard si guardano in compagnia di Roglic e Van der Poel; poco dopo reagisce in pianura Pogacar, subito tallonato da Vingegaard, ancora con la bicicletta di Tratnik.

      I due rientrano; Pogacar dá un paio di cambi, Vingegaard ovviamente no perché sarebbe controproducente per lui perdere volata e secondi di abbuono dai due.

      In generale, a così tanti chilometri dall’arrivo, l’unico dei 3 che ha concreto interesse ad insistere è la maglia bianca belga, per aumentare il margine in classifica su Roglic in vista delle montagne.

      I tre allora si rialzano e il gruppo Roglic, guidato da un Hindley oggi generoso, rientra.

      Si segnala ancora la presenza di Ciccone, spesso nelle prime posizioni.

      A 22 dall’arrivo, su un tratto di sterrato più complicato e ventoso, la maglia gialla attacca in prima persona: lo seguono Laporte e Jorgenson, mentre il leggero Vingegaard perde qualche metro.

      Prima il francese e poi l’americano danno una mano al vincitore uscente a rientrare con un lavoro notevole.

      Pogacar all’inizio insiste, poi rifiata; si riporta sotto il drappello Evenepoel (in testa a tirare) – Roglic – Rodriguez, i quali evidentemente non incutono paura né a Tadej né a Jonas.

      Ai – 11 Stuyven se ne va in pianura tra i battistrada con un colpo di mano pregevole; Gee e Lutsenko guidano l’inseguimento.

      Nell’ultimo tratto di sterrato ritenta ancora Pogacar, ma rinuncia dopo 300 metri perché Vingegaard e Evenepoel gli prendono la ruota; dopo 1 km nuovo assalto dello sloveno e nuovamente Vingegaard reagisce e resiste in scia.

      Davanti Stuyven, dopo una bellissima azione, finisce le energie e viene ripreso ad 1 km dal traguardo.

      Healy prova il colpo da finisseur agli 800 metri.

      Allo sprint è il francese Anthony Turgis, secondo alla Sanremo 2021 proprio dietro Stuyven, che brucia Pidcock.

      Grande vittoria per il corridore della Total Energies.

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