Pestilli: “Femminicidio, no a letture che riportano indietro”

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L’AQUILA – Le parole della presidente della Commissione Pari Opportunità della Regione Abruzzo, Rosa Pestilli, arrivano mentre nel dibattito pubblico infuriano le discussioni riaccese dalle recenti affermazioni del generale Roberto Vannacci sul tema del femminicidio. Un contesto che rende ancora più netta la posizione della presidente, che richiama il ruolo delle istituzioni nel difendere i traguardi di civiltà raggiunti nella tutela delle donne.

«Diritti e tutele conquistati rappresentano un punto di non ritorno», afferma Pestilli, sottolineando come la violenza contro le donne abbia una natura strutturale riconosciuta dal diritto penale moderno e dai trattati internazionali. Un percorso normativo che va dalla legge del 2013 al Codice Rosso del 2019, fino all’introduzione dell’articolo 577-bis sul femminicidio, approvato all’unanimità dal Parlamento.

Per la presidente, mettere in discussione questa specificità significa «cancellare anni di evoluzione giuridica e culturale» e rischiare un arretramento che colpirebbe anche chi opera ogni giorno nei Centri Antiviolenza e nelle Forze dell’Ordine, presidi fondamentali per la protezione delle vittime. «Depotenziarne il lavoro – osserva – equivale a indebolire l’intera rete di sicurezza costruita nel tempo».

Pestilli richiama inoltre il valore del quadro nazionale, ricordando la Commissione parlamentare d’inchiesta sul femminicidio presieduta dall’on. Martina Semenzato come esempio di convergenza istituzionale su un tema che richiede «una visione alta e unitaria». La CPO Abruzzo, assicura, «vigilerà affinché il territorio resti un presidio saldo di questa evoluzione».

«Le istituzioni – conclude – hanno il dovere di farsi scudo per chi ha vissuto la violenza. I diritti conquistati non sono concessioni temporanee ma pilastri di civiltà. Non c’è spazio per semplificazioni quando in gioco c’è la dignità umana».