Pescara, notte amara. Il Delfino affonda in serie C

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Finisce nel peggiore dei modi, con il Pescara che non riesce nell’impresa di battere lo Spezia (1-1) e il Bari che passeggia a Catanzaro (3-2), rispettando tutte le previsioni della vigilia.
Si spengono così le luci su Pescara Spezia, con una retrocessione in serie C che sembrava annunciata fino a tre mesi fa ma che era apparsa non inevitabile dopo il mercato di riparazione.
Non solo, ma alla luce dei concomitanti risultati della giornata, gli uomini di Gorgone termina il campionato in ultima posizione, laddove del resto hanno trascorso quasi interamente il campionato.
I biancazzurri lasciano così l’Adriatico e salutano un pubblico strepitoso che durante tutto l’anno, nemmeno nei momenti più bui, ha fatto mancare il proprio sostegno agli uomini di Gorgone. E non si tratta di frasi di circostanza: i tifosi del Delfino hanno davvero dimostrato un attaccamento ed una maturità forse inaspettate.
E non c’è da meravigliarsi se solo stasera, quando ormai i giochi erano fatti, la contestazione si è fatta sentire e sonoramente con i tifosi che invitavano, si fa per dire, il Presidente a lasciare e responsabili dei fatti di Padova fischiati ad ogni pallone giocato.
Il pubblico di Pescara non merita la serie C ma soprattutto non meritava un’annata del genere. Non merita che la squadra venga ogni anno smantellata e riallestita facendo di necessità virtù, con un occhio al portafoglio e l’altro anche.
Bene fanno i tifosi a contestare, ne hanno tutto il diritto. Se lo sono guadagnato – loro sì – sul campo.
La squadra allestita da Sebastiani e Foggia ad inizio campionato non avrebbe avuto alcuna chance di mantenere la categoria e che quando si è corso ai ripari era troppo tardi.
Sembrava essersi aperto uno spiraglio ma la flessione delle ultime settimane e l’indegno spettacolo di Padova, hanno condannato il Pescara ad una retrocessione meritata.
Se ne prenda atto. Si prendano le decisioni di conseguenza. Che la serie C possa essere l’inizio di un nuovo ciclo, fatto di programmazione e lungimiranza e non l’ennesima avventura.
Alessio Di Carlo