di Paolo De Carolis
Le scoperte più belle, si sa, sono quelle casuali. Come anche la mia esperienza rivela in questo caso. L’amore per i cani, che accompagna il mio percorso umano dalla prima fanciullezza, ha fatto sì che incontrassi Carlo D’Alonzo perchè volevo fare dono di un bel cucciolo di pastore tedesco all’amico Silvio Baldini, attuale CT della Nazionale italiana di calcio, anche lui cinofilo inguaribile. E così le nostre strade con l’allevatore-musicista si sono felicemente incontrate.
Carlo D’Alonzo e il progetto LagaBrigante rappresentano una delle esperienze musicali più interessanti e originali emerse negli ultimi anni nel panorama folk contemporaneo del Centro Italia. Un lavoro artistico profondamente radicato nella cultura popolare della provincia teramana ma capace, al tempo stesso, di dialogare con linguaggi sonori moderni e internazionali, attraversando rock, blues, country e perfino suggestioni dance senza mai perdere autenticità.
Nei brani “Salterello minore”, “Jitte ssà trecce”, “Trema la terra” e “Ti vengo a cercare” emerge chiaramente la volontà di recuperare la tradizione del saltarello e della musica popolare abruzzese attraverso una rilettura contemporanea estremamente efficace. Non si tratta di una semplice operazione nostalgica o filologica: il progetto di D’Alonzo vive invece di contaminazioni continue, dove organetti, zampogne, tamburi a cornice e fisarmoniche convivono armoniosamente con chitarre elettriche, basso e batteria in un impianto sonoro che richiama il dinamismo e l’energia del rock degli anni Sessanta e Settanta.
Particolarmente riuscita è la costruzione della polivocalità. Le voci di Valerio Valerii e Laura Del Ciotto non si limitano ad accompagnare le melodie, ma diventano parte integrante della narrazione musicale, evocando atmosfere arcaiche e rituali che riportano immediatamente ai paesaggi montani della Laga e alle tradizioni contadine dell’entroterra teramano. Le linee melodiche risultano suggestive, a tratti ipnotiche, capaci di alternare momenti di intensa energia ritmica a passaggi più lirici e malinconici.
“Jitte ssà trecce” rappresenta probabilmente uno degli esempi più convincenti della fusione tra folk e rock: il brano possiede una forza trascinante, sostenuta da arrangiamenti ricchi ma mai ridondanti, nei quali l’organetto dialoga perfettamente con la sezione ritmica elettrica. L’effetto finale è quello di una danza popolare proiettata dentro una dimensione contemporanea.
“Trema la terra”, invece, sceglie la via di un valzer lento e fortemente evocativo. Qui emerge la capacità compositiva di D’Alonzo di lavorare sulle atmosfere e sulle emozioni, lasciando spazio a melodie sospese e ad una narrazione musicale intensa e cinematografica.
Anche “Salterello minore” e “Ti vengo a cercare” confermano la solidità di un progetto artistico che non teme la sperimentazione. Il folk abruzzese viene destrutturato e ricomposto attraverso sonorità moderne, senza mai tradire la propria identità culturale. È proprio questo equilibrio tra memoria e innovazione a rappresentare il punto di forza dell’intero lavoro.
Importante anche la qualità degli arrangiamenti e della produzione audio curata da Davide Grotta, capaci di valorizzare ogni strumento senza snaturare la componente popolare del progetto. La regia di Daniele Forcucci contribuisce inoltre a costruire un immaginario visivo coerente con l’universo narrativo di LagaBrigante, fatto di tradizione, territorio, danza e appartenenza.
Il risultato finale è una sperimentazione perfettamente riuscita: un folk-rock identitario, moderno e profondamente mediterraneo, capace di restituire dignità contemporanea alla musica popolare abruzzese senza trasformarla in semplice folklore da cartolina. Carlo D’Alonzo dimostra così come la tradizione possa ancora essere materia viva, pulsante e sorprendentemente attuale.
