TERAMO – Il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, ha ribadito ieri nella Sala Ipogea di Teramo la centralità della riforma dell’istruzione tecnica e professionale, il cosiddetto modello 4+2, definendolo uno strumento necessario per “affrontare i problemi del Paese partendo dalla realtà e non dalle frottole ideologiche”. Lo riporta ANSA Abruzzo.
Durante la presentazione del suo libro La rivoluzione del buon senso. Per un Paese normale (Guerini e Associati), Valditara ha respinto le critiche rivolte alla riforma, in particolare quelle che accusano il nuovo impianto di voler subordinare la scuola alle esigenze delle imprese. “Accusarmi di voler creare nuovi schiavi degli imprenditori è un’accusa fuori dal tempo”, ha dichiarato il ministro, sottolineando come il collegamento tra formazione e mondo produttivo sia “una priorità europea per garantire ai giovani occupazione rapida e retribuzioni dignitose”.

Sicurezza e dispersione scolastica
Valditara ha poi affrontato il tema della sicurezza negli istituti, rivendicando l’efficacia dei controlli tramite metal detector mobili: sarebbero stati sequestrati “centinaia di coltelli e persino machete”. “Non è repressione, è tutela: non esiste il diritto di portare armi in classe”, ha affermato.
Sul fronte della dispersione scolastica, il ministro ha evidenziato i risultati ottenuti: l’Italia sarebbe scesa all’8,2%, sotto la media UE del 9,1%. “In tre anni abbiamo recuperato mezzo milione di ragazzi, togliendoli dalla strada e dal lavoro nero”, ha aggiunto, citando il ruolo dei tutor e del Decreto Caivano.
La protesta degli studenti
All’esterno della sala, studenti e sindacati – tra cui Udu e Casa del Popolo – hanno contestato la visita istituzionale. “Siamo qui per dire no a queste politiche e chiedere un confronto reale”, hanno dichiarato i rappresentanti dell’Udu, criticando un approccio percepito come calato dall’alto e privo di dialogo con chi vive quotidianamente la scuola.
Gli organizzatori del presidio hanno annunciato che continueranno a mobilitarsi “finché il ministro non inizierà ad ascoltare le nostre voci e a dare risposte concrete alle nostre necessità”.
Riprese a cura di Angelo Di Carlo
