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      Da boia chi molla a Boia della Nuova Pescara il passo è breve

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      Da boia chi molla a Boia della Nuova Pescara il passo è breve. Giusto un attimo. Occorrono una maggioranza in Regione spregiudicata al punto da irridere il referendum del 2014 e un nano politico come primo firmatario del Progetto di legge per lo spostamento della Fusione al 2027, atto propedeutico all’affossamento della Nuova Città. Se sulla spregiudicatezza potete avere dei dubbi, converrete con me che a Palazzo dell’Emiciclo, specie tra le falangi del Pescarese, di nani politici… Il nano che firmerà sarà il boia. Anzi: il Boia. Visto che abbiamo una maggioranza di centrodestra, ma diciamo pure di destra, ora ingrifata per l’ascesa di Giorgia Meloni e dei suoi colonnelli, corriamo con la memoria ai moti reggini del ’70, capitanati dal sindacalista Ciccio Franco, che utilizzò il ‘boia chi molla’ del ricco frasario dannunziano per aizzare la folla – ci furono giorni di terribile guerriglia urbana – contro la scelta di Catanzaro come capoluogo della Calabria. Quella destra, con metodi da biasimare, lottava per il primato della propria città. La nostra – oh, ma perché capitano tutti a noi? – briga con metodi da comara per affossare una città di 200mila abitanti e per tutelare privilegi e pecunia dei potentati di Pescara, Montesilvano e Spoltore. In quest’ultimo comune governa il centrosinistra, che non vuole la Fusione, ma non si addosserà formalmente la colpa dell’eventuale spostamento alla notte dei tempi, notate la finezza, perché non è deputata a legiferare. Approfondendo le teorie darwiniane, magari potremmo scoprire che ci sono specie che evolvono e altre che fanno il percorso inverso. Buona parte della destra pescarese e abruzzese, forse a causa dell’arricchimento o per una sbornia da potere, va indietro. Ci sarebbe anche un’altra spiegazione, fate voi, e tira in ballo la capacità. O, se preferite, la scarsa capacità. Questi non sono in grado di guidare un processo virtuoso come la Nuova Pescara: lo dimostrano i fatti dal 2018 ad oggi. Per la precisione, dalla Legge ad oggi perché i due anni persi dal referendum alla Legge sono da addebitare al centrosinistra. D’Annunzio, che ebbe un ruolo nella fusione di Pescara e Castellamare Adriatico, quasi un secolo fa, avrebbe di che incazzarsi. Flaiano, da par suo, tirerebbe in ballo la stupidità degli altri, preferendo la sua. Ecco, siccome i veri stupidi siamo noi, continuiamo pure a cullare l’idea di una città proiettata verso il futuro. Continuiamo a credere che il referendum del 2014, con il ‘Si’ vincente su tutte e tre le città, sarà rispettato, e che la Legge della Fusione, datata 2018, verrà onorata con l’unico possibile rinvio, dopo quello già sancito al 2023, al primo gennaio 2024. Continuiamo a credere nel voto e nella democrazia. Stupidi!

      di Libero de Foscolo Ortis

      Non rispettare la Legge istitutiva di Nuova Pescara significa seppellire la democrazia. Taffo lo ha capito…

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