Referendini inutili: il TAR boccia De Martinis e Trulli

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E dunque secondo il TAR di Pescara i referendum indetti dalle amministrazioni di Spoltore e Montesilvano sono illegittimi.

Al netto della possibilità di un ribaltamento dell’esito da parte del Consiglio di Stato, il giudice amministrativo ha spiegato che la fusione dei Comuni è materia di competenza esclusiva della Regione secondo il dettato dell’art. 133 della Costituzione e tutta la normativa regionale abruzzese, aggiungendo che il referendum sulla fusione deve essere regionale, non comunale.

E quel referendum – svolto il 25 maggio 2014 – ha dato un esito inequivocabile, visto che il 70% degli elettori, in ognuno dei tre Comuni, si è espresso a maggioranza in favore della fusione.

Quindi, secondo il TAR, non si può svolgere un referendum locale per rimettere in discussione una decisione già presa a livello regionale.

L’auspicio, a questo punto, sarebbe quello di vedere le amministrazioni dei Comuni interessati, con in testa i Sindaci De Martinis e Trulli, impegnate nel mettere in atto, presto e bene, tutte le attività per giungere alla fusione nei tempi previsti dalla legge, anziché baloccarsi – spendendo soldi, risorse e tempo – nel promuovere un referendino giuridicamente inutile e politicamente irrilevante.

E basta sentire gli oppositori della Nuova Pescara dolersi del poco tempo a disposizione: se poco o nulla è stato fatto fino ad ora, la colpa è proprio di quegli amministratori che si oppongono al processo di fusione. Decenza consiglierebbe, dunque, di tacere, o di cercare un escamotage più efficace per tentare di mettere i bastoni tra le ruote al processo di fusione.

Ma anche da questo punto di vista, la decisione del giudice amministrativo appare illuminante: la nascita della Nuova Pescara è stata sancita all’esito di un iter svoltosi in sede regionale e fintanto che la Legge Regionale istitutiva del nuovo Comune non sarà abrogata, la strada è una e una sola.

Il Sindaco di Montesilvano, la Sindaca di Spoltore e tutti gli altri amministratori che intendono restare abbarbicati alle rispettive poltrone, si diano dunque pace. Ma, soprattutto, si diano da fare.
Alessio Di Carlo