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      L’Imam di Bologna Zulfiqar Khan replica al sottosegretario Morelli: “Le mie parole decontestualizzate e strumentalizzate”

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      L’imam della moschea del centro islamico bolognese ‘Iqraa’ di via Jacopo di Paolo, Zulfiqar Khan, risponde alle accuse mosse su Instagram da Alessandro Morelli, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. L’esponente della Lega lo scorso 12 giugno ha pubblicato un post nel quale il leader religioso pakistano è impegnato in un sermone. E in quell’occasione Zulfiqar Khan, scrive l’esponente del Governo, avrebbe usato parole molto dure contro lo Stato di Israele: “Dobbiamo ucciderli tutti, anche i più piccoli e le donne incinte”, titolando il post “L’imam di Bologna invita alla Jihad”. (Vedi link originale Instagram: https://www.instagram.com/p/C8H1TL0Numf/).

      “Se si ha la pazienza di ascoltare lo stesso frammento di sermone pubblicato dal sottosegretario Morelli su Instagram, scopriamo che la frase attribuitami è oggettivamente fuori contesto – dichiara in una nota stampa l’imam Zulfiqar Khan – e scopriamo esattamente l’opposto di quanto voleva far credere l’esponente politico. Quella frase incriminata è riferita all’agenda e intenzioni dichiarate da esponenti dell’attuale Governo di Israele. Oppure mi sbaglio quando affermo, come del resto ha fatto il Tribunale Penale Internazionale dell’Aia, che l’esecutivo guidato dal primo ministro Benjamin Netanyahu, sta perpetrando contro il popolo palestinese degli orrendi crimini di guerra e contro l’umanità? E come vengono attuati questi atroci crimini da parte dell’esercito israeliano? Uccidendo con sanguinosi attacchi indiscriminati degli inermi civili: bambini, donne incinte e anziani. Appunto! Sono stati uccisi oltre 34 mila palestinesi, mentre i feriti sono più di 80 mila. E di questo tragico bilancio di vite spezzate che parlo ai miei fedeli durante gli incontri di preghiera in moschea. Le mie riflessioni teologiche legate all’attualità sono tutte in italiano, pubblicate sui social dell’associazione.

      Una trasparenza assoluta che si è resa necessaria per non dare adito a strumentalizzazioni da parte di politici contrari all’integrazione di popoli con usi e culture differenti, come quella cattolica e islamica. Insieme preghiamo e chiediamo ad Hallah la pace per quei territori martoriati da una guerra fratricida, non incitiamo, come afferma il sottosegretario Morelli, alla Jihad. E a chiedere la pace non sono solo io, ma tutti i capi religiosi del pianeta, oltre al Segretario delle Nazioni Unite Antonio Guterres e la Corte di giudici internazionale del Tribunale dell’Aia. Dunque, parafrasando Morelli, se sono io a chiedere la fine della ‘strage degli innocenti’ lungo la Striscia di Gaza, denunciando gli atroci crimini di guerra incito alla Jihad, mentre se a chiederlo è un’esponente della comunità cristiana, sta chiedendo la pace?”. Chiosa Zulfiqar Khan.

      “Vivo in Italia dal 1996 – prosegue l’imam della comunità musulmana – e da sempre rispetto le leggi, la magistratura e tutte le istituzioni di questo Paese. Qui mi sono sposato nel 1999 e in questa terra sono nati i miei tre figli che si sono perfettamente integrati all’interno della comunità in cui vivono. Sono un imprenditore – argomenta il leader religioso – che contribuisce con le tasse al benessere collettivo e al funzionamento delle istituzioni che dovrebbero essere al servizio del cittadino e non puntualmente strumentalizzate, come fa il sottosegretario Morelli, contro un inerme cittadino, che ha la sola ‘colpa’ di essere nato in una nazione diversa, aldilà del Pò. La sua richiesta di espulsione per rimandarmi a casa non ha ragion d’essere, in quanto l’Italia è la mia casa”.

      L’imam della comunità islamica di via Jacopo di Paolo, ha inoltre conferito il mandato ad un team di legali coordinati dall’avv. Francesco Murru, per presentare una denuncia querela nei confronti di Alessandro Morelli, ma anche del console onorario di Israele Marco Carrai. “Domenica 16 giugno, ha diffuso una nota stampa diffamante – riferendosi a Carrai – utilizzando strumentalmente il post pubblicato su Instagram dall’esponente leghista, accusandomi di aver pronunciato delle frasi che sono state dette, anziché da me, da autorevoli esponenti del Governo israeliano guidato dal primo ministro Benjamin Netanyahu. Frasi che io ho solamente citato nel mio sermone. Ho dato ampio mandato ai miei legali, inoltre, di verificare se ci siano gli estremi per procedere anche nei confronti del senatore di Fratelli d’Italia Marco Lisei e della deputata Sara Kelany, responsabile immigrazione del partito”. I due parlamentari meloniani, lo scorso 11 giugno hanno depositato un’interrogazione copia e incolla nelle rispettive Camere di appartenenza “attribuendomi – conclude Zulfiqar Khan – come ha fatto il leghista Morelli, ribadisco, frasi fuori contesto. I due parlamentari hanno utilizzato lo scudo dell’immunità parlamentare per diffamarmi, istigando a fini politici propagandistici l’odio religioso e razziale nei confronti di una comunità pacifica e laboriosa, inserita da decenni nel tessuto socio economico culturale felsineo”.

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