Cavallari: “Il centrodestra tradisce le aree interne sul trasporto pubblico”

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Pescara, 25 aprile 2026 – «Dalla Commissione di Vigilanza è arrivata una conferma netta: il centrodestra abruzzese, mentre a parole si dice vicino alle aree interne, nei fatti le sta abbandonando». Lo dichiara Giovanni Cavallari, capogruppo regionale di Abruzzo Insieme, intervenendo sul tema del trasporto pubblico locale.

Secondo Cavallari, la gestione di TUA SpA è ormai «fuori da qualsiasi indirizzo politico», con un management che «decide in autonomia perseguendo logiche esclusivamente economico‑finanziarie e scaricando sui territori più fragili il peso delle proprie scelte». Una situazione che, aggiunge, «rappresenta una resa della politica, grave e inaccettabile».

Il consigliere denuncia una linea di condotta che punta a «esternalizzare i servizi nelle aree interne, ridurre le corse, abbassare gli standard e aumentare i costi per cittadini e lavoratori». Nelle province dell’Aquila e di Teramo, sottolinea, «si paga fino al triplo rispetto all’area metropolitana Chieti‑Pescara, con biglietti che superano i 4 euro per tratta e abbonamenti più onerosi di centinaia di euro l’anno, a fronte di un servizio ridotto al minimo».

«Si crea così un Abruzzo a due velocità – prosegue Cavallari –: da una parte territori serviti e integrati, dall’altra cittadini costretti a pagare di più per avere meno. Una disparità inaccettabile che trasforma un diritto essenziale in un privilegio». Critiche anche alla scelta di spingere sulle sub‑concessioni ai privati, che «comprimono salari e abbassano la qualità del servizio».

Cavallari evidenzia il paradosso politico: «La stessa maggioranza che mantiene presidi sanitari anche in perdita nelle aree interne, sui trasporti applica la logica opposta, trattandoli come un costo da tagliare. È una contraddizione che dimostra tutta l’ipocrisia di questa gestione». Il mancato avvio del biglietto unico regionale, conclude, «è l’ennesima prova dell’immobilismo della Giunta».

«Questa non è inefficienza – chiude Cavallari – ma una scelta politica precisa. E noi continueremo a contrastarla, perché il diritto alla mobilità non può dipendere dal luogo in cui si vive».