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      HomeNaturaStrage di lupi, Confagricoltura: “Chi avvelena il Parco avvelena anche noi”

      Strage di lupi, Confagricoltura: “Chi avvelena il Parco avvelena anche noi”

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      Pescasseroli, 25 aprile 2026 – La lunga scia di avvelenamenti che nelle ultime settimane ha colpito il territorio tra Pescasseroli e Alfedena, con quasi venti lupi uccisi insieme a volpi e rapaci, scuote non solo il Parco Nazionale d’Abruzzo ma anche il mondo agricolo. Gli allevatori di Confagricoltura L’Aquila respingono con forza ogni sospetto e denunciano un attacco che colpisce l’intera comunità montana.

      «Di fronte all’orrore della strage che sta insanguinando queste terre, non possiamo più restare in silenzio», afferma Alessandro Tamburro, consigliere di Confagricoltura L’Aquila e rappresentante della FNP Abruzzo. «I lupi uccisi dal veleno non sono solo una perdita per la biodiversità: rappresentano un insulto al nostro lavoro, alla nostra dignità e al legame profondo con queste montagne».

      Tamburro sottolinea come l’uso di bocconi avvelenati sia «un atto vile e autolesionista», capace di colpire indiscriminatamente fauna selvatica, cani da lavoro e pascoli. «Per noi significherebbe avvelenare il nostro stesso futuro. Nessun allevatore che agisce con senno danneggerebbe la terra da cui trae sostentamento».

      Confagricoltura L’Aquila rivendica il ruolo degli allevatori come «sentinelle della montagna», custodi di un equilibrio ambientale che sostiene anche l’economia locale. «La presenza del lupo è il simbolo di un ambiente sano e un’attrattiva che porta visitatori da tutto il mondo. Distruggere la natura significa distruggere il valore dei nostri prodotti e il richiamo turistico».

      L’associazione ricorda inoltre di aver proposto al Parco Nazionale d’Abruzzo la sottoscrizione di un protocollo d’intesa per rafforzare la collaborazione tra enti, aziende agricole e allevatori. «L’allevatore per bene sceglie la prevenzione e il confronto civile, non scorciatoie violente che infangano il lavoro di migliaia di persone oneste», aggiunge Tamburro.

      L’appello finale è alla legalità e alla tutela del territorio: «Chiediamo che venga fatta piena giustizia. La nostra battaglia non è contro la natura, ma per la dignità del nostro lavoro e per la difesa dell’Abruzzo montano».

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