La primavera porta un aumento delle produzioni ortofrutticole in Abruzzo, favorito dal miglioramento delle condizioni climatiche dopo il maltempo di inizio mese. L’incremento dell’offerta sta però generando una forte pressione al ribasso sui prezzi all’origine, con effetti su diversi prodotti di stagione.
Secondo CIA Chieti‑Pescara, le quotazioni in calo riguardano in particolare asparagi, fragole, zucchine, melanzane e peperoni, in un contesto di domanda che non sempre riesce ad assorbire i volumi disponibili. «La ripresa delle produzioni è un segnale positivo», afferma il presidente Domenico Bomba, «ma l’aumento dell’offerta si traduce troppo rapidamente in un crollo dei prezzi, senza riconoscere i costi reali sostenuti dalle aziende».
Tra i prodotti più esposti alla volatilità figura il pomodoro a pera d’Abruzzo, eccellenza regionale che risente della pressione generale sui listini dei pomodori da mensa. Nonostante qualità e legame con il territorio, anche questo comparto registra un rallentamento della domanda. «Il pomodoro a pera è un patrimonio agricolo e gastronomico», sottolinea Bomba, «e va tutelato anche sul piano economico, evitando che venga penalizzato dalle dinamiche di mercato».
Accanto all’ortofrutta fresca, resta centrale il tema del pomodoro da industria, coltura strategica per molte aree produttive abruzzesi. Mentre al Nord gli accordi di filiera hanno già definito i prezzi di riferimento, al Centro‑Sud la trattativa è ancora aperta, lasciando le aziende senza certezze per programmare la campagna. «Senza un prezzo definito è impossibile pianificare», aggiunge Bomba. «Gli agricoltori affrontano costi crescenti per mezzi tecnici, manodopera, energia e carburanti, e l’incertezza sui ricavi rende difficile la gestione aziendale».
CIA evidenzia come la crescente instabilità dei mercati, unita agli eventi climatici e all’aumento dei costi, rischi di compromettere la sostenibilità economica delle imprese agricole regionali. «Serve una visione più equilibrata della filiera», conclude Bomba, «che riconosca il valore reale della produzione agricola e garantisca maggiore stabilità alle aziende».
