Grande distribuzione invadente, la Cna: subito un piano a tutela delle micro imprese
Pescara – La Cna Abruzzo lancia un allarme chiaro: senza un Piano regionale del commercio aggiornato, dal 1° gennaio 2027 il territorio potrebbe trovarsi esposto a una crescita indiscriminata della Grande Distribuzione Organizzata, con effetti profondi e potenzialmente irreversibili sul tessuto economico e urbano. A denunciarlo è il presidente regionale dell’associazione artigiana, Bernardo Sofia, che parla a nome delle migliaia di micro e piccole imprese che animano il commercio di vicinato, l’artigianato e i servizi di prossimità, «cuore pulsante delle nostre città e dei nostri borghi».
Secondo la Cna, l’Abruzzo vive già una condizione critica: negli ultimi cinque anni, oltre 5mila esercizi avrebbero chiuso, di cui 4mila nel commercio al dettaglio, con una perdita stimata di 3mila posti di lavoro. Un quadro che collocherebbe la regione tra quelle europee con la più alta densità di GDO per abitante, con impatti evidenti sulla vitalità dei centri storici e sulla tenuta del commercio diffuso.
Sofia sottolinea come l’assenza di una pianificazione aggiornata esponga il territorio a un rischio concreto: «Dal 1° gennaio 2027, senza regole chiare, potrebbero aprirsi le porte a nuove e indiscriminate localizzazioni di grandi strutture commerciali. Non è un allarme teorico: è una prospettiva che preoccupa profondamente le imprese che rappresentiamo, già provate da una densità di GDO tra le più alte del Paese, dalla pressione dell’e‑commerce globale, dall’aumento dei costi energetici e logistici e dallo svuotamento progressivo dei centri urbani».
Per la Cna, la priorità è una sola: approvare con urgenza il nuovo Piano Regionale del Commercio, fondato su dati aggiornati e territorializzati, capace di distinguere tra rigenerazione dell’esistente e nuove espansioni, e di introdurre criteri che tutelino centri urbani, borghi, aree interne e costa. Centrale, per l’associazione, anche il coinvolgimento strutturato delle rappresentanze delle imprese.
«Serve una visione di sviluppo equilibrata – conclude Sofia – che integri commercio, servizi, turismo, artigianato, città e comunità. Le piccole imprese non chiedono privilegi, ma regole certe, eque e coerenti, che riconoscano il loro ruolo economico e sociale».
