In nessun luogo andai
Per niente ti pensai
E nulla ti mandai
Per mio ricordo
Sul bordo m’affacciai
D’abissi belli assai
Su un dolce tedio a sdraio
Amore, ti ignorai
E invece costeggiai
I lungomai
M’estasiai, ti spensierai
M’estasiai, e si spostò
La tua testa estranea
Che rotolòCadere la guardai
Riflessa tra ghiacciai
Sessanta volte che
Cacciava fuori
La lingua e t’abbracciai
Di sangue m’inguaiai
Tu quindi come stai?
Se è lecito, che fai
In quell’attualità
Che pare vera?
Come stai? Ti smemorai
Ti stemperai e come sta
La straniera?
Lei come sta?
Sono passati quarant’anni da quando quell’aprile del 1986 ascoltai per la prima volta questi versi. Un mio amico musicomane che mi era venuto a trovare a Roma mi regalò una cassetta con il nuovo disco di Battisti, Don Giovanni.
Se sono qui a ricordarlo è evidente che quello non fu un giorno come tutti gli altri.
Sì perché credo che la mia vita come quella di tutti gli altri sia e sia stata un contenitore nel quale è entrato ciò che ho scelto e ciò che altri hanno scelto per me, ciò che il caso mi ha riservato.
Ebbene, a quei versi, a quel disco sono legati volti, ricordi, persone emozioni, ma se fosse solo questo, e non sarebbe poco, oggi probabilmente non sarei qui a scriverne.
Ne scrivo perché ricordo la mia prima reazione ascoltando le prime note di quel disco e fu un’imprecazione, “cazzo! Questo mi è entrato dentro la testa ed ha scoperto come mi nascono i pensieri”.
A costo di sembrare una persona poco razionale debbo confessare che io non saprei in alcun modo descrivere cosa accade dentro la mia testa quando cerco di ragionare o magari gestire in modo razionale le mie emozioni.
Ma se c’è un motivo per cui ho sentito il bisogno di mettere un punto a quella che io considero una vera e propria Epifania, questo è perché da quarant’anni, da allora insomma, non c’è stato un momento mio, in cui non mi sia chiesto con tutto me stesso: ”e come sta la straniera?”.
Comprendo che questa forse è una piccola follia, direi anche guai a non averne di follia, però tutto questo almeno a me serve.
Serve in ogni momento in cui ho bisogno di ricordarmi chi sono.
Andrea Granata
