Un ricordo di Armando Ranalli, l’uomo che ha insegnato a Bisenti come si ama una comunità

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di Paolo De Carolis

Si chiude oggi un’altra importante pagina della nostra storia. Con la scomparsa del professor Armando Ranalli, Bisenti perde uno dei suoi figli più appassionati e generosi, un uomo che ha intrecciato la propria vita con quella del paese in un legame saldo, fatto di dedizione, disciplina, tenerezza e visione.
Armando ha chiuso gli occhi ieri mattina all’ospedale di Pescara, lasciando dietro di sé un patrimonio di affetti, valori e ricordi che continueranno a parlare di lui ben oltre il tempo.
Quando si pensa ad Armando Ranalli, si pensa a un uomo che non ha mai smesso di spendersi per la sua terra. Intellettualmente vivace, carismatico, dotato di un talento calcistico che lo aveva portato sulle ali delle migliori formazioni abruzzesi – dal Penne all’Angolana, fino all’Ursus Pescara – era cresciuto in una delle famiglie più stimate di Bisenti: un padre imprenditore nel settore dei trasporti, una madre di rara eleganza d’animo, longeva e appartenente all’antica famiglia Volpi.
Dopo l’esperienza nel corso ufficiali dell’aviazione e una promettente carriera sportiva, Armando ha scelto la strada dell’educazione. Una scelta che gli ha cambiato la vita, e quella di un’intera comunità. Nelle aule della scuola ha conosciuto Filomena Di Filippo, la compagna di una vita, insegnante di lettere indimenticata da generazioni di studenti. Con lei ha costruito un legame solido e luminoso, da cui sono nati Marco e Piero, che oggi vivono a Pescara.
Come docente Armando Ranalli non ha trasmesso solo conoscenze, ma un modo d’essere: il rigore accompagnato dal sorriso, la disciplina illuminata dal rispetto, la passione come motore dell’impegno. Il suo magistero educativo è stato un pilastro per tantissimi ragazzi della Valle del Fino.
Ma Armando è stato anche molto di più. L’uomo che ha portato a Bisenti una nuova idea di sport: una cultura, prima che un passatempo. Alla pallavolo e, soprattutto, al calcio, a cui ha dedicato energie inesauribili. È difficile pensare alla storia sportiva del paese senza il suo nome: giocatore, tecnico, organizzatore, pioniere del calcio moderno. Meticoloso nel coltivare il vivaio, appassionato nel formare i giovani, trascinante negli anni delle presidenze di Tullio De Ovidiis e Michele Petrosino.
E poi la sua Bisenti quotidiana, quella delle interminabili partite a carte, delle chiacchiere e delle risate in Piazza Vittorio Emanuele III, tra la Farmacia Martella e il bar Tullio. Luoghi in cui la sua presenza era così familiare da sembrare permanente, come se appartenesse al paesaggio stesso. Chiunque lo abbia conosciuto ricorda la sua innata capacità di raccontare, con una verve unica, aneddoti di una Bisenti vivace e colorata, di personaggi, di partite, di storie piccole e grandi che in lui trovavano una voce affettuosa e ironica.
Il professor Ranalli ha avuto anche un ruolo significativo nella vita politica del paese: vicesindaco negli anni Settanta, durante la giunta Vespertino, e non ha fatto mai mistero delle sue simpatie dorotee. Un uomo delle istituzioni nel senso più nobile: presente, concreto, legato alla sua gente.
Oggi Bisenti perde non solo un educatore, un allenatore, un amministratore. Perde un uomo che ha saputo incarnare lo spirito più autentico del paese: schietto, appassionato, profondamente umano.
Resta, però, un’eredità preziosa: il ricordo vivo di ciò che Armando Ranalli ha dato alla sua comunità. Resta l’esempio, forte e gentile, di chi ha saputo lasciare un segno nelle vite dei propri cari e di tutti quei ragazzi che hanno avuto la fortuna di incontrarlo nel cammino.
Oggi Bisenti piange uno dei suoi figli più illustri. Ma il suo insegnamento, la sua voce, la sua presenza continueranno a camminare tra le vie del paese che ha tanto amato.

Nella foto di Bisenti d’Epoca, Armando Ranalli è in piedi, Benito De Carolis quello che fuma e, al suo fianco Gavino Lattanzi