di Pierpaolo Di Carlo
Il calcio non è un business come gli altri: i risultati delle aziende, in questo caso delle squadre, rispondono direttamente a delle componenti specifiche di questo sport, tra cui, naturalmente, i tifosi. La dimostrazione pratica di questo meccanismo è la contestazione, usata dal pubblico dello stadio per dimostrare il proprio dissenso in relazione ad una specifica situazione, figlia di una serie di risultati negativi apparentemente senza fine.
La domanda da farsi è: queste proteste hanno un senso effettivo? Durante una partita, possono avere degli effetti negativi sulle prestazioni della propria squadra, che si sente ancora più sfiduciata, ma anche in questo caso, si tratta della scelta di una tifoseria che, in questo modo, vuole mandare un messaggio forte, sperando di vedere uno scatto d’orgoglio negli undici in campo. Una situazione come questa, è riscontrabile a Firenze, dove la Viola sta subendo da settimane una pesantissima contestazione, figlia di un drammatico ultimo posto in classifica. Al termine della partita di Conference League di settimana scorsa, Edin Dzeko ha detto che “durante la partita ci vuole più sostegno perché è difficile uscire da soli da questa situazione”, e questo i tifosi sembrano averlo capito. Dopo la sconfitta dell’altro ieri rimediata contro l’Atalanta, c’è stato un nuovo confronto fra i tifosi della Fiorentina e la loro squadra, e le due parti sembrano aver trovato un punto d’incontro, fondamentale quando c’è una situazione conflittuale in un rapporto.
Da questo punto di vista, il calcio però non è matematica: niente ci garantisce che la squadra di Vanoli inizierà di punto in bianco a vincere. L’accordo momentaneo fra squadra e tifoseria servirà per rinnovare la fiducia reciproca, ma anche per affrontare la situazione con maggiore consapevolezza. I giocatori della Fiorentina si sono esposti e si sono assunti le responsabilità di quanto sta accadendo, chiedendo aiuto ai propri sostenitori. Se andrà bene, questo confronto sarà servito a qualcosa, ma se andrà male, evidentemente non poteva essere diversamente.