di Pierpaolo Di Carlo
Arrivare a toccare la sommità di una classifica, imponendo la propria presunta superiorità, è un modus operandi scritto nel genoma della Juventus sin dai suoi albori. Eppure, come insegna Icaro, a volte arrivare in alto è solo il preludio ad una rovinosa discesa. Quello contro il Como è solo l’ultimo atto di una caduta tanto inaspettata quanto rovinosa, fatta di pareggi arrancati e brutte prestazioni. Non vincere da oltre un mese, per la squadra che come motto ha “vincere non è importante, è l’unica cosa che conta”, è un dato a dir poco preoccupante.
In questo mondo non c’è ancora una spiegazione a tutto, ma possiamo sempre provare a fare congetture più o meno sensate. Nel caso specifico il quesito di partenza sarebbe: a cosa è dovuta questa sfilza di risultati negativi? Questa domanda affligge maggiormente quelli che a inizio anno davano la Vecchia Signora tra le favorite per lo scudetto, me compreso. Come insegna il Rasoio di Occam, nella risoluzione di un problema bisogna prediligere la risposta più semplice e intuitiva. Applicando alla Juventus questo principio metodologico, la risposta che ne deriva è la seguente: la squadra non è adatta per competere ad alti livelli. Evidentemente non bastano le individualità di Yildiz e pochi altri a reggere la baracca; anche perché, ed è un altro ragionamento abbastanza semplice da fare quando si parla di calcio, se i migliori non vengono supportati a dovere dal resto del gruppo, non riusciranno a dare sfogo al loro estro. Poi certo, quando si perde le colpe vanno divise fra tutti equamente, però se posso essere onesto, credo che ad averne di più in questo momento, siano giocatori come Koopmeiners e David.
Come usciranno i bianconeri da questa situazione? Concedetemi un’altra risposta semplice: vincendo. In questo sport anche un risultato positivo, seppur arrivando in maniera casuale, può risollevare un ambiente. Da qui a dire quando arriverà, passa un campo aperto lasciato a Nico Paz.