Tartufo, la Fnati contro i regolamenti montani delle Marche: due ricorsi al Tar

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La Federazione Nazionale Associazioni Tartufai Italiani (Fnati), insieme ad altre realtà del settore, ha deciso di impugnare davanti al Tar i regolamenti emanati dalle Comunità Montane dell’Alta Valle del Metauro e del Montefeltro relativi alla raccolta del tartufo. L’iniziativa, nata su impulso delle associazioni marchigiane, punta a bloccare norme ritenute lesive dei diritti dei cercatori.

Secondo Fnati, le disposizioni locali introdurrebbero criteri restrittivi e discriminatori, come il divieto di accesso per cavatori provenienti da regioni non confinanti e l’imposizione di nuove tasse, nonostante queste ultime siano formalmente estese a tutti. Un approccio che, a detta della Federazione, minaccia la sostenibilità dell’attività tartufigena e ignora il contributo storico dei cercatori alla valorizzazione di un’eccellenza nazionale.

Altro punto critico è la delega da parte della Regione Marche alle Comunità Montane per stabilire il numero di permessi da concedere. Secondo Fnati, tale numero dovrebbe essere definito su base scientifica e non arbitraria, senza oneri aggiuntivi né discriminazioni legate alla residenza.

La Federazione evidenzia inoltre un paradosso normativo: mentre la ricerca è consentita su fondi privati, viene ostacolata su terreni pubblici, nonostante la legge nazionale attribuisca al Parlamento la competenza esclusiva sulla materia.

A fronte di queste criticità, Fnati lancia un appello al dialogo: i ricorsi al Tar verranno ritirati se le Comunità Montane decideranno di annullare i regolamenti e aprire un tavolo di confronto con i tartufai. «La tutela del tartufo passa per il confronto, non per le barriere normative», ha dichiarato il presidente Fabio Cerretano. «Serve una gestione fondata su criteri scientifici e inclusivi, nel rispetto della tradizione e della legge».