
di Pierpaolo Di Carlo
Da quando ha portato il Como in Serie A, Fabregas ha provato a imporre in Italia l’idea di calcio che da diversi decenni si coltiva nella sua terra natale. In Spagna e soprattutto nella Barcellona catalana, c’è una filosofia calcistica che va oltre il risultato, che mira a concentrarsi su come si gioca, su come si sta in campo, senza dare troppo peso a vittorie e sconfitte.
Accolto a braccia aperte a Como, l’ex centrocampista ha avuto la possibilità di replicare il gioco che ha sempre vissuto in prima persona, fatto di pressing alto e con un atteggiamento sempre propositivo. Nel contesto in cui si è ritrovato, ha avuto la fiducia e il supporto adeguato per portare avanti la sua idea di calcio, anche a costo di risultare impopolare. Anche nell’ultimo fine settimana, dopo la pesante sconfitta con l’Inter, ha minimizzato la sconfitta, ribadendo che in campo non ha visto una grande differenza fra le due squadre, e il fatto che secondo lui il risultato sia secondario. A me è venuta in mente una cosa sentendo queste affermazioni: se Fabregas dice queste cose, si vede che non ha ancora capito cosa significhi veramente allenare una squadra Italiana, così come non ha capito quali siano le insidie di proporre un gioco offensivo come il suo. Il nostro è il calcio dell’accortezza, della concretezza e del risultato, dove vincere in maniera spettacolare o di catenacci e contropiedi non fa tutta questa differenza. Fabregas si è andato a scontrare addosso a questo modo di fare tutto Italiano, che non ha ancora evidentemente interiorizzato, ma che è intriso a qualsiasi realtà che vuole vincere in questo paese. In realtà come Inter, Juventus e Milan, il risultato è l’unica cosa che conta. Vincere non è un plus, ma un dogma categorico che non può essere cambiato da un giorno all’altro.
Fino a quando il tecnico spagnolo rimarrà nella sua fiaba sulla riva del lago, probabilmente riuscirà a portare avanti la sua ideologia. Ma, semmai decidesse di alzare il livello e allenare una grande del nostro calcio, dovrebbe iniziare a ragionare in maniera un po’ più cinica.