Dagasso in azzurro, il coraggio di Baldini: da Pescara alla Nazionale, la favola continua

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di Paolo De Carolis |

Certe convocazioni non sono soltanto scelte tecniche. Sono manifesti. Messaggi forti, quasi politici, che raccontano un’idea di calcio. Ed è esattamente questo il significato della chiamata di Matteo Dagasso nella Nazionale maggiore: una decisione coraggiosa, identitaria, romantica. Una scelta che soltanto Silvio Baldini poteva avere il coraggio e la sensibilità di fare.

Perché Baldini non è mai stato un allenatore banale. È uno che guarda l’anima dei giocatori prima ancora dei numeri, uno che riconosce il talento vero anche quando non è ancora diventato moda. E Dagasso, da questo punto di vista, rappresenta perfettamente la sua idea di calcio: qualità, personalità, fame e intelligenza.

Per Pescara questa convocazione vale tantissimo. È un orgoglio profondo, quasi familiare. Dagasso è cresciuto nella cantera biancazzurra, uno dei talenti più puri usciti negli ultimi anni dal vivaio adriatico. Ad accompagnarlo verso il calcio dei grandi fu Zdeněk Zeman, che ne intuì immediatamente le qualità portandolo in prima squadra. Ma a trasformarlo davvero in un calciatore maturo è stato proprio Baldini.

Con lui è arrivata la consacrazione. Con lui è diventato un uomo squadra. E soprattutto con lui ha vissuto la straordinaria cavalcata della scorsa stagione culminata con il ritorno del Delfino Pescara 1936 in Serie B, una vera impresa sportiva e umana che ha restituito entusiasmo a una piazza ferita ma mai doma.

Poi il salto. Nella finestra invernale il passaggio al Venezia FC, in Serie A, per continuare quel percorso di crescita che il suo talento naturale e la sua straordinaria intelligenza calcistica sembrano rendere inevitabile. Dagasso non ha avuto paura del salto di categoria. Al contrario, ha dimostrato di poter stare tranquillamente tra i grandi, confermando una maturità rara per età e percorso.

E ora l’azzurro. Quello vero. In un ruolo che appartiene alla storia del calcio italiano, abitato da campioni che hanno scritto pagine leggendarie della Nazionale. Una responsabilità enorme, ma anche il riconoscimento più bello per un ragazzo che non ha mai smesso di lavorare, crescere e migliorarsi.

Per chi ama il Pescara, questa convocazione rappresenta anche un motivo di consolazione in una stagione dolorosissima, chiusa nel modo peggiore. Il riferimento al codardo rifiuto di Padova resta una ferita aperta per il popolo biancazzurro. Una pagina amara, lontana dallo spirito battagliero che da sempre caratterizza questa maglia. E molti sono convinti che Dagasso, con il suo carattere e il suo senso di appartenenza, non avrebbe mai partecipato a una resa simile.

E allora oggi, inevitabilmente, il cuore si divide ma trova anche una nuova strada per battere. Se non si può gridare forza biancazzurri, allora sarà impossibile non urlare: forza azzurri. Perché dentro quella maglia della Nazionale, stavolta, c’è anche un pezzo d’Abruzzo.