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      Cantate che vi passa

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      di Alessio Di Carlo

      Stefano Vaccari, deputato e segretario di presidenza della Camera, ha presentato una proposta di legge insieme ai colleghi Mauro Berruto e Marco Furfaro per includere “Bella Ciao” nelle cerimonie ufficiali in occasione del 25 aprile, festa della Liberazione.

      Secondo i tre onorevoli dem, in questo modo si renderebbe omaggio a chi ha combattuto per la libertà e la democrazia durante il periodo della tirannia nazifascista. “Bella Ciao”, inoltre, rappresenterebbe, sempre per i promotori della singolare iniziativa, “un simbolo dei valori fondanti della nascita della Repubblica italiana e verrebbe respinta qualsiasi forma di revisionismo storico o tendenze nostalgiche legate a periodi di violenza e oppressione”.

      La proposta è originale, bisogna riconoscerlo ma, come spesso capita al centrosinistra italiano, un po’ strabica.

      Bella Ciao rappresenta sicuramente la liberazione dell’Italia dal giogo nazifascista ma solo dal punto di vista del mondo partigiano. E che i partigiani vi abbiano contribuito in modo determinante, è fuori discussione.

      Ma è altrettanto innegabile l’apporto dei quasi 90.000 soldati americani, sepolti in 42 cimiteri su suolo italiano, da Udine a Siracusa. Secondo i dati dell’Anpi, l’associazione dei partigiani, furono 6882 i partigiani morti in combattimento.

      I dati sono riportati da Marcello Veneziani, estratti da una monumentale ricerca storica, in undici volumi raccolti in cofanetto, dedicata a La liberazione alleata d’Italia 1943-45 (Pensa ed.), basata sui Report of Operations di diversi reggimenti statunitensi, gli articoli del settimanale Yank dell’esercito americano e i reportage dell’Associated press. L’autore è lo storico salentino Gianni Donno, già ordinario di Storia contemporanea, che ha analizzato i Reports of Operations in originale, scannerizzati dall’originale custodito negli Archivi nel Pentagono.

      E tutto questo senza considerare i numerosissimi soldati alleati di altre nazionalità, quasi tutte appartenenti al Commonwealth, che contribuirono, con la vita, alla Liberazione del Paese.

      E allora, se Bella Ciao dev’essere, risuonino anche le note di The Star-Spangled Banner e di God Save The Queen.

      Oppure, ancor meglio, per non trasformare le celebrazioni per la Festa della Liberazione in un Festival dell’Inno, la sinistra la smetta d’essere ossessionata da mostri che non ci sono, come le tentazioni revisioniste, e cerchi di costruire una alternativa politicamente attuale, credibile, riformatrice, all’esecutivo di Giorgia Meloni: che avrà vita facile nel governare altri 20 anni fintanto che i suoi oppositori faranno politica guardando all’indietro dal buco della serratura della storia.

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