Nigeria e Stati Uniti colpiscono l’ISIS: morto Abu-Bilal al-Minuki

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di Simona Carucci |

Uno dei più importanti leader dello Stato Islamico è stato ucciso nelle scorse ore nel corso di un’operazione congiunta condotta dalle forze statunitensi e nigeriane nel nord-est della Nigeria. La notizia è stata confermata sia dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump sia dal presidente nigeriano Bola Ahmed Tinubu.

Il terrorista jihadista eliminato è Abu-Bilal al-Minuki, considerato il “numero due globale” dell’ISIS e uno dei terroristi più attivi al mondo.

L’operazione si è svolta nell’area del Lago Ciad, in particolare nello Stato del Borno, una delle principali roccaforti jihadiste dell’Africa subsahariana. Si tratta di una regione strategica, caratterizzata da vaste aree paludose e da confini estremamente porosi tra Nigeria, Niger, Camerun e Ciad: un contesto geografico che da anni favorisce mobilità clandestina, traffici illeciti, basi logistiche e attività terroristiche. In quest’area operano sia Boko Haram sia Islamic State West Africa Province (ISWAP), branca africana dello Stato Islamico.

Abu-Bilal al-Minuki era nato in Nigeria e, secondo diverse ricostruzioni di intelligence, aveva circa 44 anni al momento della morte. Prima di aderire formalmente all’ISIS nel 2015, militò in Boko Haram. Successivamente divenne una figura centrale dell’ISWAP e dell’apparato strategico dello Stato Islamico nella regione saheliana.

Al-Minuki ricopriva un ruolo di alto livello all’interno della struttura dell’ISIS nel bacino del Lago Ciad, probabilmente dal 2018. Era inoltre legato alla struttura mediatica e operativa di al-Furqan, organismo fondamentale della propaganda jihadista dello Stato Islamico. Secondo le intelligence di vari paesi, aveva competenze e responsabilità che andavano ben oltre il semplice comando militare: coordinamento logistico, sviluppo di droni e armamenti, propaganda, relazioni transnazionali e finanziamenti internazionali delle reti jihadiste tra Sahel e Medio Oriente.

L’eliminazione di Abu-Bilal al-Minuki rappresenta un colpo importante per la capacità di coordinamento dell’ISWAP e per la proiezione regionale dell’ISIS in Africa occidentale e non solo.

Lo Stato Islamico, però, non è soltanto una struttura operativa, essa è, anche, una rete articolata composta da propaganda, finanza clandestina, intelligence, traffici, radicalizzazione online, capacità logistiche e connessioni transnazionali. Per questo motivo, l’uccisione di un leader di vertice non coincide automaticamente con la dissoluzione dell’organizzazione. Lo si è già visto dopo la morte del leader storico Abu Bakr al-Baghdadi nel 2019: nonostante la perdita simbolica e strategica, lo Stato Islamico è sopravvissuto, adattandosi e decentralizzandosi ulteriormente.

L’Africa subsahariana, e in particolare il Sahel, rappresenta oggi uno dei principali teatri dell’espansione jihadista globale. Rapporti e valutazioni di organismi governativi e di intelligence occidentali, tra cui il Dipartimento di Stato statunitense, AFRICOM e vari centri di analisi strategica collegati alla sicurezza internazionale, evidenziano da tempo come le province africane dell’ISIS abbiano acquisito crescente autonomia operativa e capacità di reclutamento.

L’operazione congiunta USA-Nigeria dimostra anche un altro elemento fondamentale: le strategie anti-ISIS sono tuttora attive e operative, indipendentemente dall’attenzione mediatica del momento. Il terrorismo jihadista non smette di esistere perché i media ne parlano meno, e, allo stesso modo, le attività di controterrorismo continuano anche lontano dai riflettori.

La morte di al-Minuki è quindi un successo tattico rilevante per le operazioni anti-jihadiste, ma non autorizza a parlare di sconfitta definitiva dell’ISIS. Piuttosto, conferma che il confronto tra organizzazioni jihadiste transnazionali e apparati di sicurezza statali continua ad essere aperto, dinamico e profondamente globale.

Il ruolo strategico della Nigeria nell’antiterrorismo contro ISIS

L’operazione che ha portato all’eliminazione di Abu-Bilal al-Minuki evidenzia anche un elemento geopolitico e securitario centrale: senza il coinvolgimento diretto della Nigeria, la lotta contro ISIS nell’Africa occidentale sarebbe molto più fragile e meno efficace.

La Nigeria rappresenta infatti il principale Stato-frontiera contro l’espansione jihadista nel bacino del Lago Ciad e nel Sahel. È sul territorio nigeriano che Boko Haram prima e ISWAP poi hanno costruito gran parte delle proprie reti operative, logistiche e di reclutamento. Per questo motivo Abuja è diventata negli anni un partner fondamentale delle strategie internazionali di controterrorismo. Secondo valutazioni del National Counterterrorism Center statunitense, ISWAP è oggi una delle branche più grandi e letali dello Stato Islamico, con migliaia di combattenti attivi tra Nigeria, Niger, Camerun e Ciad.

La cooperazione tra Nigeria e Stati Uniti si è progressivamente rafforzata attraverso intelligence condivisa, operazioni congiunte, addestramento, sorveglianza aerea, impiego di droni e supporto tecnico di AFRICOM. Le stesse autorità statunitensi hanno più volte ribadito che il contenimento di Boko Haram e ISIS-West Africa costituisce una priorità strategica regionale.

Un ruolo importante è svolto anche dalla Multinational Joint Task Force (MNJTF), coalizione regionale composta da Nigeria, Niger, Camerun, Ciad e Benin, nata proprio per contrastare i gruppi jihadisti nell’area del Lago Ciad. La Nigeria ne rappresenta il principale pilastro operativo e logistico.

L’operazione contro al-Minuki dimostra inoltre che la Nigeria non è soltanto teatro passivo del terrorismo jihadista, ma attore diretto delle strategie anti-ISIS. Questo aspetto è particolarmente rilevante perché il jihadismo contemporaneo in Africa non ha più una dimensione esclusivamente locale: le reti saheliane dell’ISIS sono ormai integrate in dinamiche globali che coinvolgono finanza clandestina, propaganda digitale, traffici regionali e coordinamento transnazionale.

Resta però evidente come la risposta militare, pur necessaria, non possa essere sufficiente da sola. Diversi rapporti strategici e analisi di sicurezza sottolineano che gruppi come ISWAP sfruttano fragilità strutturali: povertà, marginalizzazione, crisi economiche, debolezza amministrativa e assenza dello Stato in alcune aree periferiche. È proprio in questi vuoti che il jihadismo riesce a radicarsi e a mantenere capacità di reclutamento.

La collaborazione della Nigeria nell’antiterrorismo internazionale assume quindi un valore cruciale non solo sul piano operativo, ma anche sul piano strategico: la stabilità della Nigeria influenza direttamente la sicurezza dell’intera Africa occidentale e, indirettamente, anche gli equilibri della sicurezza internazionale.