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      Quelli che nun ce vonno sta’

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      di Alessio Di Carlo

      I Disegni di Legge Costituzionale presentati dal Governo, in corso di approvazione alla camera (autonomia differenziata) e al senato (premierato), scaldano i cuori delle opposizioni, che hanno annunciato la mobilitazione comune per martedì a Roma, in Piazza santi Apostoli, alle 17,30.

      Si tratta di riforme di assoluta rilevanza, rispetto alle quali, ca va sans dire, si può essere d’accordo o meno.

      Ma la levata di scudi, l’indignazione, la denuncia d Schlein, Conte e compagni di voler cambiare la Costituzione “a colpi di maggioranza”, appare francamente incomprensibile, sia sotto il piano politico che su quello costituzionale.

      Cominciamo col dire che quell’espressione, “a colpi di maggioranza”, è surreale.
      A prescindere dal fatto che il vero allarme dovrebbe scattare se a qualcuno venisse in mente di modificare la Carta “a colpi di minoranza” e non il contrario, non dobbiamo essere certo noi a ricordare alle forze di opposizione che l’art. 138 richiede, per le modifiche costituzionali, due votazioni, di cui la seconda adottata a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera, oltre alla eventualità di un referendum confermativo. Referendum al quale non si può fare ricorso se nella seconda votazione la maggioranza è stata di almeno due terzi.
      Altro che colpi di maggioranza: il Costituente, reduce da un ventennio in cui il Governo aveva debordato dalle sue attribuzioni, con la complicità della flessibilità dello Statuto Albertino, ha voluto assicurare un meccanismo tale per cui le modifiche alla Legge Fondamentale sono sì ammissibili, ma solo se sostenute da un ampio e certificato consenso popolare.

      Ma anche sotto il profilo più strettamente politico, gli strepiti delle opposizioni non si giustificano.
      Innanzitutto perché, sia autonomia differenziata che premierato, sono due degli storici cavalli di battaglia del centrodestra e costituiscono i capisaldi con cui l’attuale maggioranza si è presentata agli elettori nel 2022. L’esito di quelle elezioni è ben noto e dunque, che il Governo cerchi di dar seguito alle promesse fatte in campagna elettorale, dovrebbe rappresentare un motivo di soddisfazione, quantomeno in termini di metodo. Né si può ignorare, sotto il profilo politico, che le recentissime elezioni europee hanno confermato il consenso della maggior parte dell’elettorato nei confronti del governo in carica e del suo operato.
      E allora la minoranza farebbe meglio a sostenere le ragioni della propria opposizione nelle aule parlamentari, anziché nelle strade, quantomeno per scongiurare il rischio di dar corpo alle parole che Pietro Nenni pronunciò nel lontano 1948: “Piazze piene, urne vuote”.
      Ma forse non è il caso di dispensare consigli che, oltre ad essere modesti, non sono stati richiesti.

      Resta allora l’appuntamento per martedì a Roma, in Piazza Santi Apostoli, alle 17,30.
      Ci saranno tutti quelli che, come si dice proprio a Roma, nun ce vonno sta’.

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