Wanna, la docu-serie Netflix che sta spopolando

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Grande attesa e grande successo mediatico per la docu-serie targata Netflix, dedicata a Wanna Marchi e Stefania Nobile. Le regine delle televendite tra gli inizi degli anno ’80 e i primi anni 2000, raccontano il loro mondo, il loro modus operandi con gli interventi, nel mezzo, di giornalisti d’inchiesta, che hanno seguito il caso, il comandante della Guardia di Finanza che ha coordinato le operazioni che hanno portato in carcere il duo Marchi-Nobile, alcune persone truffate, alcuni collaboratori e l’inviato di Striscia la Notizia, il tg satirico che ha messo alla luce le truffe marchiane, Jimmy Ghione. 

Un storia raccontata in 4 puntate da 50 minuti circa. Tutti i punti di vista riportati, in modo da conoscere, in maniera oggettiva, gli accadimenti che hanno resa milionaria (in termini di euro) Vanna Marchi e sua figlia, Stefania Nobile. Una serie consigliatissima, che mette a nudo uno spaccato di vita che coinvolge oltre 300mila persone dal 1981 al 2000. Una serie televisiva, nella quale si sostiene:” Vendere ghiaccio agli eschimesi? Fatto”. Ma è proprio così? Vanna Marchi aveva davvero una capacità di vendita così spiccata? In realtà, no e lo si evince dalle testimonianze e da come si apre la prima puntata. 

Vanna Marchi non aveva alcuna capacità di vendita, se non su persone deboli psicologicamente e che affrontavano periodi difficili e, spesso, di disperazione. Vanna Marchi era forte con i deboli e debole con i forti. Non sarebbe mai stata in grado di poter vendere una singola penna ad una persona, senza le caratteristiche prima elencate. Questa è la verità. Chi abboccava all’amo Marchi, non aveva altra soluzione se non quella di affidarsi al nulla. Per questo, è una serie da vedere e far vedere a tutti, per capire che spendere soldi in maniera scellerata per fortuna, estetica o astrologia è sempre una scelta sbagliata. D’altronde, come diceva Seneca:” La fortuna teme i forti e schiaccia i deboli”. 

Foto Netflix

V.D.C.