
di Pierpaolo Di Carlo
Quella contro la Norvegia è stata l’ultima partita dell’Italia prima dei Play-Off che si terranno nella primavera del 2026. Un appuntamento inutile ai fini della classifica, perché per finire primi, gli azzurri avrebbero dovuto vincere il match con 9 gol di scarto. La Nazionale di Gattuso, dopo le critiche pesanti e frequenti di questo periodo, avrebbe potuto utilizzare questa occasione per riconquistare la fiducia di tifosi e opinionisti, sempre più convinti della mediocrità di questo gruppo.
Fin dall’inizio, l’Italia scende in campo in maniera propositiva, trovando il gol dopo 10 minuti ma continuando a spingere, lasciando intendere di aver incassato le critiche, e facendo percepire un senso di rivalsa da parte dei propri giocatori. Andando avanti il ritmo cala, gli azzurri smettono di creare occasioni da rete, a causa di imprecisioni in fase di costruzione. In contemporanea, la Norvegia inizia a chiudersi sempre di più, in maniera contraddittoria rispetto al suo gioco offensivo e dominante, che già in passato ha schiacciato l’Italia. Nel secondo tempo, la Nazionale scandinava si ricorda del suo ruolo di prima della classe, prima compattandosi difensivamente e annullando le manovre offensive degli avversari, poi segnando l’ 1-1 che, a conti fatti, chiude la pratica con 30 minuti d’anticipo, nonostante qualche altra occasione da rete per gli azzurri. Alla fine, con altri 3 gol, Haaland e compagni fanno calare il sipario su questa partita, che si è rivelata per quello che sembrava: un’ulteriore conferma del basso livello di questa Italia.
Perché quando ci ritroveremo qui a marzo, a prescindere dall’avversario che ci toccherà affrontare, le nostre uniche certezze saranno quelle di non avere una nazionale competitiva, ma un gruppo che, per riuscire nell’impresa, dovrà trascendere i propri limiti. Ma la domanda che dovremmo farci è: se le ultime due volte è andata male, ora perché dovrebbe andare bene? Semplice, non andrà bene.