Un Ganna spaziale stritola il tempo di Bigham

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di Davide Pitocco

Domenica gli italiani hanno cullato fino a venti chilometri dal traguardo il sogno che Bettiol potesse indossare la maglia iridata, ma poi la sera un Ganna in formato spaziale nella prova ad inseguimento individuale su pista conquista l’oro, il primo per la nostra compagine ed il sesto in carriera per il corridore. La corsa è stata al cardiopalma: Bigham stava dominando nei primi tre chilometri con quasi due secondi di vantaggio, ma poi le gambe possenti di Filippo, come i martelli del dio Efesto, hanno iniziato a picchiare sui pedali, si è azionato il turbo ed nell’arco brevissimo mille metri ha sgretolato il distacco trionfando con il tempo di 4’1’976 in confronto al 4’2’’030 del britannico Bigham.

Ganna è il più vincente di sempre in questa disciplina nella storia dei Mondiali con un +2 su Hugh Porter, ma vola anche per numero di medaglie. Fanno 8 in carriera ai Mondiali (come Hans-Henrik Orsted) nell’inseguimento individuale contro le 9 di Leandro Faggin. Questo perché, anche quando Ganna non ha vinto, è sempre andato a podio dal 2016 ad oggi.

L’italiano si è dimostrato una vera e propria forza della natura in questa disciplina. Il britannico sembrava pedalare sulle ali dell’entusiasmo e sicuramente avrà pensato che il titolo iridato era lì a portata di mano, a pochi metri dall’ambito traguardo. Poi però, come già detto, lo spirito divino di Filippo si è acceso come un fulmine di Zeus e le speranze dell’avversario sono state annientate, annichilite e  bruciate come erba secca in un’afosa giornata estiva.

Un applauso va anche alla nazionale italiana maschile élite che si è ben comportata e non ha nulla da rimproverarsi nei 271 chilometri da Edimburgo a Glasgow. Hanno pedalato di squadra, marcando ad uomo i migliori e cercando di non mancare i momenti topici della corsa, che dopo la pausa forzata ai 192 km per una protesta di ambientalisti che si sono cementati le mani alla strada, è partita ad un ritmo pazzesco, con una selezione che da subito ha mietuto vittime illustri come Philipsen e Evenepoel. Anche la sfortuna ci ha messo lo zampino perché Trentin e Bettiol erano nei 25 corridori in testa, quando il trentino cade dopo aver toccato con la ruota una transenna. Bettiol ha provato a far saltare la corsa partendo all’attacco in solitaria al chilometro 49, ma poi il quartetto composto da Pogacar, Van der Poel, Pedersen e Van Aert, con cambi regolari sono stati in grado di neutralizzare i 30’’ di vantaggio che l’italiano aveva conquistato sotto la pioggia e con uno sforzo titanico. Va detto che poi Van der Poel ha fatto un numero impressionante riuscendo ad infliggere agli avversari quasi 2’ in 1 km, nonostante una caduta in una scivolosa curva. Bettiol quindi è arrivato quinto dietro dei mostri sacri del ciclismo, un risultato da cui si può certamente ripartire per continuare a costruire una nazionale vincente e magari nei prossimi anni con un Ganna in più anche su strada.