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      Folgore Delfino Curi Pescara, intervista al coordinatore Roberto Sara

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      Se le anime della grande realtà calcistica Folgore Delfino Curi Pescara sono in costante equilibrio e in totale armonia, molto del merito è di Roberto Sara.

      C’è chi lo chiama direttore generale, ma il preparatore atletico e dirigente torinese, cresciuto seguendo la strada di Ventrone e Conte alla Juventus, ufficialmente ha il ruolo di Coordinatore generale di tutta l’attività delle varie categorie e delle diverse società presenti sotto lo stesso tetto: un lavoro prezioso di sintesi con la presidenza del settore giovanile e di responsabile della preparazione atletica delle giovanili.

      Roberto Sara ha fatto parte dei gruppi sportivi militari in passato e ha iniziato la sua attività nelle scuole di avviamento allo sport del Coni, nel 1990. Nel 2006 l’ingresso nel mondo del calcio, con l’allora Porto Pescara del patron Paluzzi, nelle vesti di preparatore atletico. In seguito un’esperienza nel calcio a cinque con il Pescara (coordinatore dell’area tecnica) della famiglia Iannascoli, e il ritorno alla Flacco Porto di Paluzzi come preparatore. Da quando la famiglia si è allargata con l’ingresso della Curi, Sara ha intrapreso il nuovo ruolo di coordinamento, che continua con l’ampliamento della base in estate con la famiglia Liberatore.

      Tre soggetti, Curi, Folgore e Delfino, perfettamente in equilibrio grazie alla sua professionalità e alla sua passione: “Sono culture che partono da basi diverse, ma con proiezioni comuni, altrimenti non si sarebbero avvicinate – dice Roberto Sara – . L’area giovanile è il fulcro del progetto. La prima squadra, d’altra parte, vive con l’apporto del vivaio. E la nostra è la più giovane d’Abruzzo. Non solo per seguire una politica economica, che pure ha la sua importanza, ma per una questione di cultura”.

      Cosa contraddistingue la Folgore Delfino Curi Pescara e le società giovanili della famiglia? “La capacità di ascolto e di confronto – dice Sara – Non c’è nessun tecnico, dalla prima squadra alle giovanili, che non abbia queste doti e non si dedichi alla condivisione del proprio background. Gli allenatori vanno a vedere reciprocamente le gare delle altre squadre: non è richiesto, ma loro lo fanno per cultura. Lavoriamo tutti per una preparazione dei ragazzi non specifica sul calcio, ma generale: cerchiamo di formare atleti e cittadini. L’aspetto culturale, interno ed esterno, è importante per noi. Martorella lo cura molto e ha portato questo approccio nel nostro quotidiano. Cultura, partecipazione sul territorio, solidarietà. Con tutti i responsabili delle anime Curi, Antonio Martorella, Stefano Sasso, Alberto Agresta e Claudio Croce ci troviamo molto bene”.

      Resta sempre al centro l’attenzione per la qualità calcistica che la società vuole esprimere a tutti i livelli: “I risultati sono importanti per avere visibilità: le due finali regionali giovanili dell’anno scorso, ad esempio, hanno portato benefici a tutti, fino alla scuola calcio. Tutto torna, nel bene e nel male. Ma a far male basta poco, per fare bene serve lavoro, dedizione, pazienza e competenza. Il calcio è un ambiente particolare, in cui si muovono personaggi border line: a noi, però, non si avvicinano proprio…”.

      La prima squadra ottimo spot di quello che la Folgore Delfino Curi oggi rappresenta nel movimento abruzzese: “Ci sono tanti fuoriquota che vengono monitorati da tanti osservatori e addetti ai lavori che cercano i nostri ragazzi per le categorie superiori. L’Eccellenza è un bel campionato, con Teramo e Giulianova che danno lustro. E noi siamo lì, abbastanza in alto, a giocarcela un po’ con tutti, pur riconoscendo i valori delle prime della classe e sapendo quali sono i nostri limiti”.

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