Phil Mer, batterista dei Pooh ama l’Abruzzo:”Pescara è una città dinamica e gli abruzzesi mi sono molto simpatici”

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A tu per tu con l’uomo dietro la batteria del gruppo di Roby Facchinetti, Dodi Battaglia, Red Canzian e Riccardo Fogli

di Valerio De Carolis

Phil Mer, al secolo Philipp Mersa, è il giovane batterista dei Pooh. Classe 1982, ha preso le redini della batteria dopo la tragica scomparsa di Stefano D’Orazio. Una musicalità straordinaria nell’accompagnamento dei brani e nei fill sui vari componenti dello strumento. Una tecnica sopraffina e un tocco moderno agli arrangiamenti del nuovo live show della mirica band. L’ultima esibizione del gruppo di Roby Facchinetti, Dodi Battaglia, Red Canzian e Riccardo Fogli, si è tenuta il 1 gennaio scorso, a Pescara. Un successo straordinario con oltre 30mila persone presenti tra appassionati e curiosi. Non c’è bisogno di essere intenditori di musica per capire il talento cristallino di Phil Mer. Dal primo colpo in battere della cassa, passando per la magistrale esecuzione della suite “Parsifal” (entrambe le parti ndr), fino alla chiusura sulle note dell’intramontabile “Chi fermerà la musica”, Mer è un vero e proprio metronomo, un piacere per le orecchie di chi ascolta. Nonostante i soli 41 anni di età, sembra un veterano, un batterista con 41 anni di carriera. 

Non è di certo facile occupare il posto di Stefano D’Orazio. Com’è nata la collaborazione con i Pooh? 

Avevo lavorato con i Pooh, già dal 2011 al 2014, in occasione di due tournée “Dove comincia il sole” e “Opera Seconda”. Tre anni di tour, con più di 100 concerti. Lì è stato il primo momento con i Pooh, Stefano aveva deciso di non suonare più e l’ho affiancato. Poi nel 2016, giustamente, per celebrare i 50 anni, avevano convinto Stefano a rientrare dietro la batteria. Sarebbe dovuta essere la fine della loro carriera musicale. Poi tutto è cambiato. Quest’anno, dopo 7 anni dalla decisione di smettere come gruppo e dopo due anni dalla morte di Stefano, hanno avuto la spinta e la voglia, motivata dai figli, Francesco Facchinetti e Daniele Battaglia,  di tornare sul palco. Prima con Sanremo e poi con il sold out di San Siro, hanno capito che la gente aveva voglia di vederli e sentirli e da lì è diventato un grande tour di oltre 20 date. Quindi, per me, non è stata una cosa brusca, ma una partecipazione graduale. È chiaro che adesso, senza Stefano, suonare quella batteria ha un peso emotivo diverso. Poi ci tengo a dire che io non sono assolutamente un sostituto di Stefano D’Orazio. Lui faceva parte della storia del gruppo, era manager, paroliere, arrangiatore e se non ci fosse stato lui, non sarebbero esistiti i Pooh. Se non ci sono io, lo show va avanti lo stesso, con un altro batterista. Sono due ruoli imparagonabili. 

Stefano D’Orazio, quindi è stato il suo maestro?

Lo pensano in tanti ma Stefano è stato importante per me, non mio maestro, un punto di riferimento. Musicalmente sono cresciuto studiando insieme ad Alfredo Golino. Lui mi ha formato come musicista e professionista. Mi ha introdotto nel mondo musicale inserendomi nel tour nei teatri con Pino Daniele. 

C’è un batterista al quale si ispira?

Non ho un solo idolo tra i batteristi. Mi piace ascoltare e sono influenzato da tutti i generi musicali e quindi dovrei citarne almeno uno per ogni genere. È davvero difficile per me sceglierne uno su tutti. 

Al termine del concerto che avete fatto a Pescara ha scritto sui suoi social: “Il primo concerto dell’anno, al primo dell’anno nell’amata Pescara” come mai ha usato l’aggettivo “amata”? Che rapporto ha con la città dannunziana e l’Abruzzo?

Ho avuto un rapporto speciale con Pescara, ho dei carissimi amici e delle conoscenze in Abruzzo. Per i tour, partivo da Venezia e mi fermavo spesso a Pescara o Chieti, facevo base lì insieme a Roberto Di Virgilio. Con lui ho partecipato al tour di Michele Zarrillo dal 2008 al 2010. Poi voglio citare anche Luciano Di Leonardo, frequentavo spesso il suo negozio di musica. Ho suonato parecchie volte in Abruzzo, specialmente a Pescara al Teatro Massimo e alle Naiadi. Mi piace molto l’Abruzzo, Pescara è una città molto giovane e dinamica. Ho scritto amata perché ho proprio un legame particolare. Poi gli abruzzesi mi stanno particolarmente simpatici.

A fine live a Pescara (da sinistra): Danilo Ballo, Dodi Battaglia, Roby Facchinetti, Red Canzian, Riccardo Fogli, Phil Mer

Pooh a parte, quali sono gli altri progetti nei quali è coinvolto?

Sono molto appassionato di Storia dell’Arte (si è laureato in Scienze dei Beni Culturali alla Cattolica di Milano ndr), ho un progetto con Carlo Vanoni, che s’intitola “Ratamacue”, che prende il nome da un rudimento dello studio del tamburo. Siamo stati anche a Pescara e raccontiamo la storia dell’arte, lui attraverso le parole e io attraverso la batteria. È una cosa originale che unisce le mie due passioni. Suono anche la batteria con Enrico Ruggeri su rai2, nel programma televisivo “Gli Occhi della Musicista” e con Casanova Opera Pop, lo spettacolo teatrale di Red Canzian nel quale ho curato tutti gli arrangiamenti ed è stata la mia prima esperienza come direttore musicale. 

Ai giovani che vogliono approcciarsi alla musica, cosa si sente di dire?

Conosco tanti talenti che sbocciano in tutte le regioni. Purtroppo, però, ci sono sempre meno opportunità. L’ambizione non può essere solo quella di fare i video da mettere su Instagram o TikTok e fare i numeri con i follower. Secondo me l’ambizione deve essere quella di stare sui palchi e fare musica. Mi sento di consigliare ai giovani di spostarsi dove c’è fermento e movimento. Uscire dalle periferie e abbracciare il sogno delle grandi città, con tutti i sacrifici che comporta una scelta così. C’è tanta concorrenza, sì, ma accadono cose che ti fanno svoltare il percorso da musicista.