Nella quarta tappa del Giro d’Italia

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Il graffio vincente dell’artiglio di Jonathan Milan

di Davide Pitocco

Alla partenza della quarta tappa da Acqui Terme ad Andora il nostro amico Mario è affaccendato e trafelato con dei pacchi che va portando da una postazione all’altra. Ogni tanto lo vediamo entrare nel pullman della Ineos, udiamo la sua voce, ma non ne comprendiamo il contenuto. Ci appostiamo vicino al gazebo dove tutti gli addetti possono rigenerarsi con un sorso di tè fresco, in attesa di poter scambiare con lui due parole. Oggi un’altra tappa per velocisti, per un totale di 187 chilometri. A metà del percorso la carovana rosa dovrà affrontare un GPM di terza categoria, il Colle del Melogno, ma poi negli ultimi 60 km la strada diventa pianeggiante. Anche in questa occasione a pochi chilometri dal traguardo le ruote veloci dovranno passare indenni lo strappo di Capo Mele.

Intanto Mario si è seduto per riprendere fiato e noi ne approfittiamo. Il suo lavoro è iniziato alle prime luci dell’alba. In molti ignorano che per far funzionare la carovana rosa c’è tutto un sottobosco di lavoro, sudore e fatica, che troppo superficialmente viene dimenticato e ignorato. Alla fine è l’insieme dell’impegno di tanti piccoli eroi a fare di ogni tappa un grande spettacolo.

“ Questo Giro è spettacolare, le strade sono invase dalla gente, sono tutti felici e contenti di veder passare i loro beniamini. Io, su queste strade, correvo da ragazzo, con la bicicletta e con il sogno di diventare un corridore alla Fiorenzo Magni, ma poi ho capito che bisognava avere una gamba più forte della mia e così ho scelto di prestare al Giro la mia abnegazione e lavorare per la sua buona riuscita, nel silenzio delle catene oliate, dei cambi puliti e nelle pedivelle ruggenti.”

Il vincitore di tappa di ieri, Tim Merlier, nonché attuale maglia ciclamino, alla partenza, ha dichiarato: “ Conosco il finale e mi preoccupa soprattutto la discesa finale. Sono consapevole della mia condizione e quindi spero di ripetermi ancora.”

Alla partenza immediatamente un gruppo di quattro corridori, tra cui Filippo Ganna, allunga e dopo circa 15 km riesce a guadagnare 1’20’’ sul gruppo. Di certo la presenza di un passista come il nostro Pippo aumenta le eventuali chance di successo di questo attacco. La pioggia diventa più fitta e i gradi sono 14. Purtroppo Ganna decide di abbandonare la fuga, saluta i compagni, si rialza sulla sella e attende l’arrivo del gruppo maglia rosa. Mario ha una sua opinione su quanto avvenuto: “ Pippo si è reso conto che il gruppo, a causa della sua presenza, non lasciava spazio ai fuggitivi, non perché abbia velleità di classifica, ma una fuga con lui dentro, da fastidio alle squadre dei velocisti. Stavano là a 1’30’’. Ora vediamo cosa faranno i tre al comando senza di lui.”

La corsa attraversa il comune di Savona. Mancano circa 70 km al traguardo e la pioggia diventa battente. I tre battistrada conservano ancora un distacco di 2’50’’. Dopo Colle Melogno l’asfalto bagnato inizia a provocare le prime cadute: ad una curva un gruppo di corridori perde aderenza e scivola a terra, tra questi rimane coinvolto Matteo Trentin, fortunatamente senza conseguenze. Tutti si rimettono in sella e ripartono. Il tempo per recuperare c’è, la strada darà le risposte. Abbiamo chiesto a Mario se possono rientrare: “ Non lo so. Intanto avete visto che sfortuna? Biniam Girmay è caduto prima e mentre affrontava di nuovo la discesa, dopo essere risalito in sella, è ancora scivolato. Il vero antagonista dei corridori adesso è la pioggia e l’asfalto bagnato.”

Fortunatamente negli ultimi 40 km torna il sole a fare capolino tra le nuvole bigie di questo pomeriggio di maggio. De Bod e Munoz continuano a darsi cambi regolari, ma la loro azione è destinata ad esaurirsi prima del finale della tappa: ai -25 km hanno solo 1’20” di vantaggio sul gruppo, guidato dagli uomini del Team Emirates e della Jayco Alula.

“ Il vantaggio dei battistrada si è sciolto come un gelato all’equatore. Ganna è partito ai piedi di Capo Mele, uno come lui non può avere paura di una collina così, anzi deve essere il suo terreno favorito. Se ne stava chino sui pedali con quelle gambe che sparavano colpi come una mitragliatrice, ma alla fine anche lui ha dovuto ammainare bandiera bianca davanti allo sforzo selvaggio del gruppo.”

Parte la volata, Consonni fa un lavoro incredibile per Milan che viene teleguidato fino agli ultimi metri e questa volta il suo graffio è decisivo su Groves che è partito troppo presto, facendosi rimontare dal potente avversario.

Pogacar conserva ancora la maglia rosa.