LA STORIA SI RIPETE, TRA TERRE PROMESSE ED IRREDENTE

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di Alessandro Di Nicola

La questione palestinese e la guerra tra Hamas ed Israele hanno subito un’escalation drammatica nel mese di ottobre con l’attacco a sorpresa dei terroristi arabi islamici ai danni degli ebrei confinanti. Un conflitto storico ed estremamente complesso per cause e dinamiche, tra due popoli “fratelli” che per i racconti biblici discendono da antenati comuni.

Tra gli attacchi missilistici e di terra, tra attentati e ostaggi colpisce l’inquietante iniziativa israeliana dell’opera di volantinaggio su Gaza: droni guidati nei cieli nemici per lanciare fogli con le indicazioni per fuggire verso Sud ed evacuare la città. Nel silenzio bellico interrotto solo da bombe in lontananza cadono lenti i volantini israeliani; mascherano di un buonismo apparente quello che è il terrificante ultimatum ai civili della città: “Per i residenti di Gaza City, le organizzazioni terroristiche hanno iniziato la guerra contro lo Stato di Israele.

La città di Gaza è diventata un campo di battaglia. Dovete evacuare immediatamente la vostra casa e dirigervi verso la valle meridionale di Gaza”.

Corsi e ricorsi storici di eventi che si ripetono quasi identici a se stessi, come quando il poeta pescarese d’Annunzio partì alla volta di Vienna il 9 agosto 1918 per lanciare manifesti propagandistici italiani nel cielo austriaco. Sottolineare la potenza della nazione, in grado di decidere del destino dei civili. Quella di Israele che con fare parsimonioso consegna le istruzioni per sfuggire alla distruzione delle proprie case, quella dell’Italia che avrebbe potuto sterminare il popolo viennese ma ha “teso la mano” ai nemici di guerra:

VIENNESI!

Imparate a conoscere gli italiani.
Noi voliamo su Vienna, potremmo lanciare bombe a tonnellate. Non vi lanciamo che un saluto a tre colori: i tre colori della libertà.

Volantinaggio che rivendica un destino segnato, come nei manifesti scritti da d’Annunzio, considerati troppo difficili per contenuti e non semplici da tradurre, in cui scriveva:”L’ala tricolore vi apparisce all’improvviso come indizio del destino che si volge.” Lo stesso destino verso cui Israele indirizza i cittadini di Gaza, coincidenze inquietanti di una storia distante ma terribilmente simile.

Nel palcoscenico della Terra Promessa si rivede il “folle volo” del Vate pescarese in nome delle terre irredente (non liberate, anche qui termine religioso), allora acclamato anche dagli austriaci, che accusavano le autorità imperiali di non aver allarmato di fronte all’”incursione inerme”; i quotidiani esaltavano l’abruzzese chiedendosi “Dove sono i nostri d’Annunzio?”, riconoscendo l’errore di averlo definito uomo gonfio di presunzione, elevandolo a grande aviatore.

L’Italia e d’Annunzio ne uscirono sicuramente vincitori nell’opinione publica internazionale; quella dei fogli per le uscite di emergenza nella striscia di Gaza, invece, non possono che essere più che la goccia, la pioggia (di volantini) che ha fatto traboccare il vaso.